La pace, secondo Vladimir Putin, passa dal controllo totale di quattro regioni ucraine. Il presidente russo, riferisce Bloomberg, continua a insistere sul fatto che qualsiasi accordo per porre fine alla guerra debba includere il riconoscimento della sovranità russa su Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson – territori che Mosca non occupa ancora nella loro interezza.
Nel frattempo, il Cremlino ha annunciato un nuovo cessate il fuoco: entrerà in vigore alla mezzanotte dell’8 maggio (le 23 italiane del 7) e durerà fino alla mezzanotte dell’11 maggio (le 23 italiane del 10). Una finestra temporale che, secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha tutt’altro che intenti umanitari.
Zelensky: “Una pausa per la parata del 9 maggio”
Nel suo discorso serale, il leader ucraino ha definito la proposta russa un tentativo di manipolazione:
“Tutti devono aspettare fino all’8 maggio, solo allora ci sarà un cessate il fuoco. Il vero scopo è garantire il silenzio durante la parata militare del 9 maggio sulla Piazza Rossa.”
Una lettura, questa, che riflette il sospetto ucraino di fronte a ogni iniziativa diplomatica russa: troppo spesso, secondo Kiev, i richiami alla tregua si sono rivelati strumenti tattici piuttosto che sinceri gesti di distensione.
Mosca replica: “Zelensky evita una risposta chiara”
Non tarda ad arrivare la controreplica del Cremlino: “Manipolazione è non dare una risposta diretta alla proposta di tregua”, affermano fonti ufficiali russe, ribaltando le accuse e tentando di spostare la pressione diplomatica su Kiev.
Tajani: “Tre giorni non bastano”
Sul piano internazionale, anche l’Italia prende posizione con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha liquidato la proposta con parole chiare:
“Una tregua di tre giorni non ha senso. Serve una soluzione seria, non gesti simbolici.”
Le parole del titolare della Farnesina evidenziano lo scetticismo diffuso tra i partner europei, che vedono nella breve sospensione delle ostilità un’operazione di immagine più che un passo concreto verso la fine del conflitto.
A più di due anni dall’inizio dell’invasione, la guerra in Ucraina resta intrappolata tra proposte parziali, sospetti reciproci e condizioni inaccettabili per entrambe le parti. Mentre Mosca prova a imporsi sul terreno diplomatico legando la pace alla conquista territoriale, Kiev continua a resistere, accusando Putin di cinismo politico. Sullo sfondo, l’Europa osserva, consapevole che la vera pace è ancora lontana.
