Netanyahu rilancia la linea dura contro Teheran: “Smantellare l’intera infrastruttura nucleare dell’Iran”
Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu torna a farsi sentire con parole forti sul dossier iraniano. Nel corso di un discorso pronunciato a Gerusalemme, ha ribadito la necessità di un’azione decisa e risolutiva da parte della comunità internazionale per mettere fine al programma nucleare dell’Iran.
«Bisogna smantellare la loro infrastruttura nucleare – ha dichiarato – e questo significa che non devono avere più la possibilità di arricchire uranio, in alcuna forma».
Un messaggio netto, che si inserisce in un contesto geopolitico già teso, segnato dalle rinnovate ambizioni nucleari di Teheran, dal riavvicinamento tra Iran e Russia e dalla crescente preoccupazione di Israele per la sicurezza regionale.
Non solo nucleare: l’allarme sui missili balistici
Ma per Netanyahu, l’uranio arricchito non è l’unico elemento sul tavolo. Il premier ha anche sottolineato come qualsiasi futuro accordo con la Repubblica islamica debba includere un capitolo vincolante sui vettori balistici:
«Un’intesa seria deve anche impedire all’Iran lo sviluppo e la proliferazione di missili balistici. Non si può chiudere un occhio su questa minaccia».
Un chiaro riferimento al potenziale dual use delle tecnologie missilistiche, capaci di trasportare anche testate nucleari.
Un messaggio agli alleati (e a Washington)
Le parole di Netanyahu sembrano indirizzate non solo a Teheran, ma soprattutto agli Stati Uniti e agli alleati occidentali, che da mesi cercano di riaprire un canale diplomatico per rilanciare l’accordo sul nucleare (JCPOA), naufragato dopo il ritiro unilaterale di Trump nel 2018.
Israele, però, teme che ogni concessione rischi di essere un via libera mascherato al riarmo nucleare iraniano, e per questo continua a mantenere una posizione intransigente, richiamando il mondo occidentale a un approccio più severo e vincolante.
Netanyahu non arretra e rilancia la linea del “massimo contenimento” nei confronti dell’Iran. Il suo messaggio è chiaro: senza lo smantellamento completo dell’infrastruttura nucleare e la limitazione dei vettori balistici, ogni accordo rischia di essere solo una tregua temporanea. E per Israele, la sicurezza non può più aspettare.
