Gaza, si aggrava la crisi umanitaria. Abu Mazen chiede a Hamas di consegnare gli ostaggi: “Togliete a Israele ogni alibi”
La guerra a Gaza non accenna a fermarsi. In un contesto sempre più segnato da devastazione e tensioni interne, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha lanciato un appello diretto a Hamas affinché rilasci tutti gli ostaggi israeliani ancora trattenuti nella Striscia.
Durante un intervento al Consiglio centrale dell’ANP, Abu Mazen ha denunciato apertamente le responsabilità del movimento islamista, accusandolo di aver favorito la strategia distruttiva di Israele.
“Chi ha messo in atto un colpo di Stato contro Fatah nel 2007 ha offerto a Israele un pretesto per ridurre Gaza in macerie. Liberate subito gli ostaggi, togliete a Tel Aviv ogni scusa”, ha dichiarato il leader palestinese.
Abu Mazen ha parlato di “gravi pericoli” in arrivo per il popolo palestinese, evocando lo spettro di una nuova Nakba, la “catastrofe” del 1948 che portò all’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi.
Bombardamenti senza sosta: colpita una scuola usata come rifugio
Mentre si intensificano le pressioni diplomatiche, sul terreno la situazione resta tragica. Almeno 24 persone sono morte oggi nella Striscia di Gaza a seguito dei raid aerei israeliani, secondo fonti mediche locali citate da Al Jazeera. I bombardamenti si sono concentrati soprattutto nel nord della Striscia, dove dall’alba si registrano attacchi continui.
Uno degli episodi più drammatici ha coinvolto la scuola Jaffa a Gaza City, trasformata in rifugio per sfollati. Un attacco ha causato la morte di almeno dieci persone, tra cui donne e bambini. Le immagini che circolano sui media arabi mostrano soccorritori tra le macerie e corpi avvolti in coperte.
Israele: “Il ritorno degli ostaggi non è la nostra priorità”
A infiammare ulteriormente il clima sono state le parole del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, figura di spicco dell’estrema destra del governo Netanyahu, che ha affermato:
“Il ritorno degli ostaggi non è il nostro obiettivo primario. Prima viene la vittoria su Hamas”.
Una dichiarazione destinata a far discutere anche in Israele, dove cresce la frustrazione dei familiari dei rapiti, mentre la comunità internazionale continua a chiedere una soluzione umanitaria urgente.
In un conflitto che divora ogni spiraglio di dialogo, l’appello di Abu Mazen segna un punto di svolta politico: una richiesta esplicita a Hamas, in nome della sopravvivenza nazionale. Ma senza tregua e senza una reale strategia diplomatica, la guerra rischia di proseguire senza orizzonte.
