7 Ottobre 2026, mercoledì
HomeItaliaCronacaMilano, maxi blitz antimafia: nove arresti per tentata estorsione aggravata dal metodo...

Milano, maxi blitz antimafia: nove arresti per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Coinvolti imprenditori, ex pentiti e la cosca Barbaro-Rosi

Operazione dei Carabinieri del ROS con il supporto delle forze territoriali in cinque province. Le indagini, connesse al caso Equalize, svelano un grave intreccio tra imprenditoria e ’ndrangheta: pressioni, minacce e infiltrazioni nel Nord Italia.

Un nuovo, inquietante spaccato sull’infiltrazione della ’ndrangheta nel tessuto economico del Nord Italia è emerso a seguito dell’operazione condotta ieri, 14 aprile, dai Carabinieri del R.O.S., con il supporto delle articolazioni territoriali dell’Arma a Roma, Pavia, Brescia, Vibo Valentia e Reggio Calabria.

Su mandato del G.I.P. del Tribunale di Milano, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia milanese, sono state eseguite nove misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti gravemente indiziati del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso: otto in carcere e uno agli arresti domiciliari.

L’indagine affonda le radici negli approfondimenti investigativi delegati al ROS nell’ambito del procedimento penale relativo al caso “Equalize”, agenzia milanese già coinvolta nello scandalo di dossieraggio illecito. In questo contesto, l’inchiesta si è focalizzata su due aspetti:

  • la presenza operativa della cosca “Barbaro-Rosi” di Platì (Reggio Calabria) nel capoluogo lombardo;
  • una tentata estorsione connessa a un contenzioso tra una società immobiliare romana e un’impresa subappaltatrice bergamasca.

Il meccanismo dell’estorsione

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’imprenditore romano – al centro della vicenda – si sarebbe rivolto a un avvocato originario di Vibo Valentia, ma con studio nella Capitale e ritenuto vicino a ambienti criminali calabresi, e alla citata agenzia Equalize, affinché facilitassero un contatto con esponenti della criminalità organizzata, identificati poi nei Barbaro-Rosi.

Le pressioni sarebbero iniziate nel maggio 2023 e proseguite fino all’ottobre dello stesso anno. L’imprenditore, dopo aver sospeso i pagamenti nei confronti della subappaltatrice di Bergamo – che vantava un credito di circa 35 milioni di euro – avrebbe tentato di imporre un saldo ridotto a soli 8 milioni, avvalendosi di un ex collaboratore di giustizia, noto per i suoi pregressi legami con ambienti mafiosi.

Le minacce non si sono fermate qui: nell’ottobre scorso, lo stesso ex pentito avrebbe intimidito un imprenditore brianzolo, anch’egli subappaltatore, affinché abbandonasse alcuni cantieri nella provincia di Milano, lasciando spazio ad aziende “scelte” dall’imprenditore romano.

Il cambio di rotta del G.I.P. e il ripristino delle accuse

In una prima fase, le ipotesi accusatorie erano state ridimensionate: il G.I.P. aveva riqualificato i fatti come “esercizio arbitrario delle proprie ragioni” aggravato dal metodo mafioso e “violenza privata” per il solo ex collaboratore. Tuttavia, le nuove dichiarazioni rese da quest’ultimo durante l’interrogatorio di garanzia, sommate a ulteriori prove acquisite dal ROS, hanno permesso alla DDA di reiterare la richiesta di misure cautelari con l’accusa più grave di tentata estorsione mafiosa, ottenendo l’accoglimento da parte del giudice.

Infiltrazioni criminali nei circuiti legali

L’indagine, definita dagli investigatori “articolata e delicata”, ha messo in luce non solo un sistema estorsivo ben strutturato, ma anche una rete di connivenze tra professionisti, imprenditori e criminalità organizzata, che ha agito sfruttando minacce, pressione psicologica e strategie intimidatorie per piegare la volontà delle vittime. Uno schema che conferma, ancora una volta, la pervasività della ’ndrangheta nei circuiti economici legali del Nord.

“L’operazione è la prova tangibile di come le cosche siano ancora in grado di intessere relazioni pericolose anche nei contesti imprenditoriali più avanzati”, è il commento degli inquirenti. “Il contrasto a queste dinamiche richiede non solo indagini di lungo respiro, ma anche una vigilanza costante sul rapporto tra economia e criminalità”.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti