7 Ottobre 2026, mercoledì
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Netanyahu rilancia l’ultimatum sul nucleare iraniano: “O smantellano tutto, o sarà guerra”

Duro monito del premier israeliano da Washington: l’Iran deve rinunciare all’atomo o sarà confronto armato. Trump concorda: "Mai armi nucleari a Teheran". Intanto Gaza brucia ancora.

In un clima di tensione crescente e con gli occhi del mondo puntati sul Medio Oriente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un messaggio netto e perentorio all’Iran: o Teheran accetta di smantellare completamente il proprio programma nucleare sotto stretta supervisione internazionale, oppure resta solo una strada percorribile — quella militare.

Il monito è arrivato dalla Casa Bianca, dove Netanyahu ha incontrato l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per un colloquio che ha rimesso al centro l’asse strategico tra Washington e Tel Aviv. “Siamo assolutamente d’accordo sul fatto che l’Iran non deve mai possedere armi nucleari”, ha dichiarato il premier israeliano, affiancato da Trump durante una conferenza stampa congiunta.

Il riferimento diretto è andato a un precedente storico: il cosiddetto “modello libico”, ossia la completa distruzione delle infrastrutture nucleari voluta da Muammar Gheddafi nei primi anni Duemila, che portò alla rinuncia totale del Paese africano al suo programma atomico. “L’Iran può seguire quella strada – ha spiegato Netanyahu – o affrontare l’opzione militare, che resta sul tavolo”.

Un messaggio inequivocabile, che suona come un avvertimento ai vertici iraniani ma anche come una chiara richiesta di sostegno all’ex presidente Trump, candidato in corsa per la Casa Bianca e da sempre critico verso l’accordo sul nucleare iraniano voluto da Obama e successivamente abbandonato proprio durante la sua amministrazione.

Sul fronte di Gaza, intanto, la situazione resta drammatica. “La guerra finirà in un futuro non troppo lontano”, ha promesso Trump, accennando alla possibilità di un nuovo cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi ancora in mano ad Hamas. Parole che suonano come speranza, ma che cozzano con la realtà sul campo: secondo quanto riportato dall’emittente Al Jazeera, l’aviazione israeliana avrebbe colpito una moschea a Khan Younis, nel sud della Striscia, provocando decine di vittime, tra cui almeno cinque bambini.

Il contrasto tra diplomazia e azione militare resta dunque stridente. Mentre le cancellerie internazionali osservano con crescente preoccupazione l’evoluzione del conflitto, le parole di Netanyahu sembrano confermare che la linea di Israele resterà inflessibile sia sul fronte nucleare iraniano che nel confronto con Hamas.

Un futuro incerto si staglia così all’orizzonte del Medio Oriente, sospeso tra promesse di pace e minacce di guerra.

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