5 Ottobre 2026, lunedì
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Roberto De Simone, l’alchimista del folklore: addio al genio che trasformò la memoria in arte

Dalla riscoperta delle tradizioni popolari alla scena internazionale, il maestro napoletano ha reinventato il linguaggio culturale del Sud. Si è spento a 91 anni nella sua casa a Napoli.

Se n’è andato in punta di piedi, ma lasciando un’eco destinata a risuonare a lungo nel cuore di Napoli e ben oltre i confini della sua terra. Roberto De Simone, musicista, compositore, regista e soprattutto custode instancabile della tradizione popolare partenopea, è morto all’età di 91 anni nella sua abitazione napoletana. Attorno a lui, negli ultimi momenti, la sorella Giovanna, il nipote Alessandro e l’affetto di una città intera che lo considera patrimonio vivente della sua cultura.

De Simone non è stato soltanto un artista: è stato un visionario capace di intrecciare il passato e il presente, l’alto e il basso, la colta scrittura musicale e la voce antica del popolo. Fondatore, nel 1967, della Nuova Compagnia di Canto Popolare, ha rivoluzionato il modo di intendere la musica etnica, trasformandola da espressione marginale a linguaggio universale, da canto delle campagne a materia viva da palcoscenico.

Il suo capolavoro, La Gatta Cenerentola (1976), non è solo una reinterpretazione della fiaba di Basile, ma un vero e proprio manifesto poetico, un’opera che ha segnato una generazione e che continua ad affascinare per la sua forza evocativa, tra tammurriate, cunti e sogni che odorano di Sud.

Ma il genio di De Simone non si è mai accontentato di un solo volto. È stato anche direttore artistico del Teatro San Carlo di Napoli tra il 1981 e il 1987, restituendo al mondo la meraviglia dimenticata del Settecento musicale napoletano. Un periodo fecondo, in cui la città si riscopriva culla di un patrimonio musicale raffinato e travolgente, e in cui De Simone, da alchimista della memoria, riportava alla luce tesori sepolti dal tempo e dall’indifferenza.

Autore prolifico e raffinato, ha firmato pagine indimenticabili come il Requiem in memoria di Pier Paolo Pasolini (1985), struggente omaggio a un altro intellettuale fuori dagli schemi, e Eleonora (1999), dedicato alla figura simbolo della Rivoluzione napoletana del 1799. Le sue regie teatrali hanno calcato i palcoscenici più prestigiosi d’Europa, sempre con uno stile inconfondibile, dove la tradizione non è mai nostalgia, ma materia viva da reinventare.

In queste ore si stanno organizzando i funerali, che – salvo variazioni – si terranno mercoledì, ma è già chiaro che il vero commiato sarà quello corale della sua città, che quest’anno celebra i suoi 2.500 anni di storia e che, nel suo lungo cammino, ha trovato in Roberto De Simone un cantore senza eguali.

Con la sua scomparsa, Napoli perde uno dei suoi figli più luminosi. Ma l’eco del suo lavoro continuerà a vibrare nelle voci dei cantori, nei passi delle danze popolari, nelle note che salgono dai vicoli al cielo. Perché Roberto De Simone ha fatto molto più che studiare il folklore: gli ha dato nuova vita, nuova voce, nuova anima. E l’ha offerta al mondo.

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