Il maxi processo che ha visto imputati 28 attivisti del centro sociale torinese Askatasuna si è concluso con 18 condanne, ma anche con una vittoria parziale per gli accusati: i giudici hanno infatti escluso l’accusa di associazione a delinquere, motivando la decisione con la dicitura “il fatto non sussiste”. Un verdetto che ha suscitato l’entusiasmo dei militanti, i quali hanno applaudito all’assoluzione di quella che era considerata la principale accusa. Le pene per i condannati vanno dai 4 anni e 9 mesi ai 5 anni di reclusione, in relazione a singoli episodi che riguardano azioni dirette contro i cantieri della Tav in Valsusa e altri scontri durante manifestazioni a Torino tra il 2019 e il 2021.
La Procura, che aveva richiesto pene complessive per 88 anni di carcere, non è riuscita a ottenere la conferma dell’associazione criminale, un’accusa che avrebbe comportato pene ben più severe per gli attivisti. Nonostante ciò, la sentenza non è passata inosservata, e il clima all’interno del Tribunale è stato particolarmente carico. Durante la lettura del dispositivo, i compagni degli imputati, presenti in gran numero in aula, hanno reagito con un fragoroso applauso, interrompendo il giudizio in segno di soddisfazione.
Festa e tensioni fuori dal Tribunale
Prima della lettura del verdetto, il Tribunale di Torino era stato teatro di una forte mobilitazione. Fuori dalla Corte, infatti, gli attivisti di Askatasuna avevano organizzato un presidio, accanto a un massiccio schieramento di polizia e carabinieri, che vigilavano sull’ordine pubblico. Al termine della lettura della sentenza, la gioia tra i militanti si è manifestata con cori e applausi, mentre alcuni hanno preso il megafono per scandire slogan di rivendicazione: “Noi siamo un’associazione ad esistere”, un chiaro riferimento alla natura del centro sociale che da anni lotta contro quello che considera un modello di sviluppo oppressivo e ingiusto.
Quando i condannati hanno lasciato il Palazzo di Giustizia, l’atmosfera era festosa. Tra fumogeni e urla di sostegno, i manifestanti hanno celebrato la loro vittoria parziale, un segnale di resistenza che ha trovato sostegno non solo tra gli attivisti, ma anche tra i numerosi simpatizzanti che hanno affollato le strade torinesi.
Le accuse e le azioni imputate
Gli attivisti erano accusati di aver preso parte a una serie di azioni dirette e di proteste, molte delle quali contro il progetto della Tav in Valsusa, simbolo di una lunga battaglia contro le grandi opere infrastrutturali che il movimento considera dannose per l’ambiente e per le comunità locali. Le azioni, tra il 2019 e il 2021, erano state caratterizzate da blocchi stradali, scontri con le forze dell’ordine e azioni di sabotaggio nei cantieri. La condanna dei 18 attivisti, pur parziale, si riferisce a episodi specifici di questa protesta, e segna un punto importante nella lunga vicenda legale legata al centro sociale Askatasuna e alla sua lotta contro il sistema delle grandi opere e la repressione delle mobilitazioni sociali.
Con la caduta dell’accusa più pesante, il centro sociale di Torino si prepara a una nuova fase di rivendicazione e di lotta politica, continuando a sfidare le istituzioni e mantenendo vivo un fermento che, pur con le difficoltà legali, non ha mai smesso di alimentare il movimento.
