6 Ottobre 2026, martedì
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Teleradiomeloni: l’informazione pubblica sotto il controllo del governo, tra monocolore e pluralismo negato

La critica di Ruotolo (Pd) alla gestione della RAI: "Un monocolore che soffoca il pluralismo, dove il merito è solo un titolo di facciata."

La RAI, servizio pubblico televisivo, è ormai diventata un terreno di scontro politico dove la neutralità e il pluralismo sembrano essere solo parole vuote. Secondo Sandro Ruotolo, responsabile dell’Informazione nella segreteria nazionale del Partito Democratico e europarlamentare, l’informazione pubblica è ormai sotto il controllo di una cerchia ristretta e affiatata di persone legate politicamente al governo di Giorgia Meloni, senza che nemmeno la presidenza della RAI sia ancora riuscita ad essere messa a segno, nonostante il potere di fatto ormai esercitato.

Ruotolo denuncia l’omogeneità del panorama informativo RAI, che da mesi sembra operare a “canali unificati”. Dopo aver ottenuto il pieno controllo dei principali telegiornali (Tg1, Tg2, Tg3, Rainews, Tgr, Raisport, Giornale Radio), il governo Meloni ha ora messo le mani anche sui Gr, i giornali radiofonici, accrescendo ulteriormente la centralizzazione del potere informativo sotto una gestione monocolore. Con nomine che non sembrano più rispondere a criteri di competenza o pluralismo, ma piuttosto a logiche di appartenenza, il rischio di un’informazione schiacciata su un’unica visione politica è evidente.

Un’era di nomine senza merito e senza pluralismo

La sequenza di nomine politiche negli ultimi mesi è sintomatica di un sistema che ormai predilige l’appartenenza politica rispetto alle competenze professionali. Ruotolo denuncia con forza che, ad oggi, la RAI conta ben sette testate di informazione dirette da uomini, senza alcuna attenzione alla diversità o al pluralismo. È il caso del Tg1, Tg2, Tg3, Rainews, Tgr, Raisport e Giornale Radio, dove i direttori non sono scelti per merito, ma perché espressione di un’unica forza politica, quella della destra e dei “Fratelli e cugini di Giorgia Meloni”, come li definisce Ruotolo.

Il pluralismo, dunque, appare ormai un concetto lontano, offuscato da una gestione che sembrerebbe dimenticare i principi fondamentali su cui si fonda l’Unione Europea, dove l’accesso a un’informazione indipendente e diversificata è considerato un diritto inalienabile per ogni cittadino.

Il paradosso delle parole di Meloni e la riforma mancata

Ruotolo fa poi notare l’incoerenza tra le dichiarazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la realtà dell’informazione sotto il suo governo. Solo pochi mesi fa, infatti, la stessa Meloni aveva inviato una lettera alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in cui riaffermava l’impegno del governo per “il pieno rispetto dei valori fondanti dell’Unione Europea” e per promuovere la “libera informazione”, il “contrasto alle fake news” e il “pluralismo del servizio pubblico radiotelevisivo”. Parole che, per Ruotolo, suonano oggi come un paradosso, viste le scelte politiche fatte in ambito Rai, che vanno in direzione opposta a tali principi.

La “saga” delle nomine: Petrecca e la rinascita di Rai Sport

Un altro episodio che aggrava la critica di Ruotolo riguarda la recente nomina di Paolo Petrecca a direttore di Rai Sport. Petrecca, già responsabile di RaiNews24, che sotto la sua direzione ha visto un preoccupante calo di ascolti e la trasformazione della testata in un vero e proprio bollettino di governo, ora è chiamato a gestire anche lo sport pubblico. “Cosa dobbiamo aspettarci ora?”, si chiede Ruotolo, sottolineando che un simile movimento potrebbe non fare che aggravare la situazione di un’informazione sempre più asservita ai poteri politici.

La riforma della governance della RAI: un progetto mai realizzato

E mentre la politica sembra concentrarsi sulle nomine e sugli equilibri interni alla RAI, non è chiaro cosa stia succedendo alla riforma della governance della televisione pubblica, promessa dalla destra ma mai realizzata. Ruotolo ricorda che la stessa riforma era stata sollecitata dalla stessa parte politica, ma finora non sono emersi progetti concreti. Il rischio, secondo l’europarlamentare, è che il governo continui a concentrarsi su leggi contro i giornalisti, mentre l’Europa, con il suo European Freedom Act, sta imponendo agli Stati membri il rispetto dei diritti dei cittadini a un’informazione pluralista e indipendente.

In conclusione, la gestione della RAI sotto il governo Meloni sembra andare in una direzione preoccupante, mettendo a rischio i principi di indipendenza, pluralismo e diversità che dovrebbero caratterizzare un servizio pubblico radiotelevisivo. L’unico “merito” che oggi sembra contare è l’appartenenza politica, e questo mina gravemente la credibilità dell’informazione in Italia.

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