6 Ottobre 2026, martedì
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Il giallo di Liliana Resinovich: La superperizia conferma l’omicidio

Colpita in quattro punti e soffocata: nuove prove sulla dinamica della morte

La superperizia sul corpo di Liliana Resinovich, trovata senza vita tre anni fa nei boschi di Trieste, conferma senza ombra di dubbio l’ipotesi dell’omicidio. L’analisi medico-legale ha rivelato la presenza di quattro diversi traumi, escludendo qualsiasi ipotesi di incidente o caduta accidentale. Inoltre, la modalità della sua morte sarebbe riconducibile a una manovra di soffocamento, nota come “chokehold”, che suggerisce un’aggressione deliberata e premeditata.

Lesioni multiple su volto e mano

Dallo studio approfondito del corpo, i periti hanno individuato traumi in quattro punti distinti: sul volto, sia anteriormente che lateralmente, e sulla mano destra. La relazione medico-legale chiarisce che queste lesioni non possono essere compatibili con una caduta accidentale, a meno che non si fosse verificato un improbabile e violento rotolamento, con ripetuti urti contro una superficie dura.

“Le lesioni riscontrate – si legge nel documento peritale – si distribuiscono su diversi distretti corporei: fronte sinistra, zona temporale destra, labbro destro e mano destra. Ciò suggerisce una distribuzione polidistrettuale degli impatti, incompatibile con un semplice incidente”.

Soffocata con una presa mortale

Oltre ai traumi evidenziati, la causa del decesso sarebbe riconducibile a una tecnica di soffocamento. Secondo i periti, l’aggressore avrebbe afferrato Liliana da dietro, avvolgendole il collo con una pressione tale da impedirle di reagire e portandola alla morte per asfissia. Questo metodo, noto come “chokehold”, è comunemente usato nelle tecniche di combattimento e in contesti criminali per neutralizzare rapidamente la vittima.

Alla ricerca del Dna dell’assassino

La superperizia ha inoltre permesso di isolare 15 formazioni pilifere sugli indumenti e sui sacchetti in cui era avvolto il capo della vittima. Questi elementi potrebbero rivelarsi cruciali per individuare l’assassino. L’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo suggerisce l’utilizzo di tecniche avanzate di sequenziamento genetico (Ngs) per analizzare il materiale biologico e individuare eventuali tracce di Dna appartenenti a terzi.

Resta, tuttavia, il timore che le prove possano essere state contaminate nelle prime fasi dell’indagine, quando il corpo fu rinvenuto. Gli inquirenti proseguono il lavoro per sciogliere gli ultimi dubbi e assicurare alla giustizia il responsabile di un delitto che, dopo tre anni, continua a scuotere l’opinione pubblica.

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