Il caso del nuovo insediamento farmaceutico di Poncarale, in provincia di Brescia, si trasforma in un nuovo capitolo di contestazioni e accuse riguardanti l’adeguatezza e la legalità dell’intervento. Paola Pollini, consigliera del Movimento 5 Stelle in Regione Lombardia, solleva un forte allarme e critica duramente l’approvazione del progetto, che, secondo la sua analisi, sarebbe stato irregolare fin dall’inizio.
Dopo aver ricevuto una risposta alla sua interrogazione, Pollini è decisa a far emergere quella che definisce la “verità nascosta”: il polo logistico di Poncarale non sarebbe altro che un insediamento di natura logistica, e come tale non avrebbe dovuto essere autorizzato. La consigliera denuncia che, nonostante la consapevolezza da parte di tutti gli enti coinvolti—Comune, Provincia e Regione—nessuno ha preso provvedimenti per fermare il progetto.
Secondo quanto riferito da Pollini, il parere dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) non lascia spazio a dubbi: l’intervento previsto non rientra nella categoria di “insediamento per la vendita all’ingrosso” come inizialmente indicato, ma rappresenta a tutti gli effetti un “polo logistico”. Un dettaglio che cambia tutto, perché questo implica che il progetto contrasti con le normative regionali in materia di consumo di suolo, come previsto dalla Legge Regionale 31/2014.
Un punto cruciale riguarda la deroga al consumo di suolo previsto dall’articolo 5, comma 4 della suddetta legge, che permette di escludere dal computo comunale il consumo di suolo per interventi approvati tramite lo strumento SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive). Il trucco, secondo Pollini, sta nella classificazione del progetto come “commercio all’ingrosso”, una dicitura che ha consentito di aggirare le normali procedure urbanistiche. Se il progetto fosse stato definito correttamente come “attività logistica”, avrebbe dovuto affrontare una ben più complessa valutazione tramite la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), passaggio che avrebbe probabilmente fermato l’opera. In altre parole, la procedura autorizzativa sarebbe stata ben più rigorosa, e la compatibilità del progetto con le normative sarebbe stata messa in discussione.
Pollini denuncia un vero e proprio “vulnus” nelle pratiche amministrative, sottolineando come il parere di ARPA sia stato ignorato nel parere finale che ha dato il via libera alla variante urbanistica. Un atteggiamento che la consigliera definisce sconcertante, considerando che l’ente regionale aveva espresso chiaramente le proprie riserve sul progetto, ma queste sono state del tutto trascurate.
Un altro elemento che alimenta la frustrazione di Pollini è l’atteggiamento della Giunta Regionale, che avrebbe ammesso la piena consapevolezza delle problematiche legate all’intervento, ma ha dichiarato di non voler intervenire per fermarlo. La Regione, infatti, ha scaricato la responsabilità sull’amministrazione provinciale, che, secondo l’assessore regionale Comazzi, avrebbe dovuto verificare la coerenza del progetto con le disposizioni urbanistiche provinciali e regionali (PTCP e PTR). Tuttavia, secondo la consigliera M5S, questa dinamica di “scaricabarile” risulta non solo inefficace, ma del tutto irresponsabile.
Quello che più sconvolge Pollini, però, è la mancanza di trasparenza e di accountability nelle procedure. Se le osservazioni di ARPA sono state così chiare e precise, perché non sono state prese in considerazione? A cosa servono i procedimenti autorizzativi e le conferenze di servizi se poi le indicazioni degli enti tecnici vengono ignorate? È questo il grande interrogativo sollevato dalla consigliera, che sottolinea come, ancora una volta, la responsabilità di fermare quest’opera spetterà ai cittadini. Questi, secondo Pollini, saranno costretti a prendersi in carico la difesa del proprio territorio, un compito che, secondo la consigliera, dovrebbe spettare alle istituzioni.
Concludendo, Pollini si scaglia contro una Giunta regionale che, a suo dire, ha avallato silenziosamente un progetto dannoso per il territorio, lasciando che le pratiche burocratiche e le normative venissero aggirate. Una situazione che, a detta della consigliera M5S, è insostenibile e merita una riflessione più profonda su come vengano gestiti i progetti di grande impatto sul nostro ambiente e sulle comunità locali.
