6 Ottobre 2026, martedì
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Gaza, oltre 376.000 sfollati tornano nel nord della Striscia: un nuovo capitolo nella guerra israelo-palestinese

La guerra tra Israele e Hamas, che coinvolge anche Libano, Siria e Iran, entra nel suo giorno 480. In un contesto sempre più drammatico, Hezbollah si oppone all'estensione del cessate il fuoco.

La guerra tra Israele e Hamas, ormai giunta al giorno 480, continua a seminare devastazione in Medio Oriente, con una complessità che coinvolge anche Libano, Siria e Iran. La situazione nella Striscia di Gaza si fa ogni giorno più tragica, mentre si segnano nuovi sviluppi sul fronte dei negoziati e degli scambi di ostaggi.

Hamas ha recentemente dichiarato che oltre 376.000 palestinesi sono tornati nel nord della Striscia di Gaza, nella prima giornata di apertura del corridoio di Netzarim. Questo passaggio segna un’importante fase del conflitto, permettendo a molti sfollati di rientrare nelle aree settentrionali dell’enclave. Tuttavia, la situazione rimane estremamente difficile: secondo quanto riportato da Hamas, il 90% di questi sfollati ha perso la propria casa, ora distrutta dai bombardamenti.

Nel contesto degli scambi di prigionieri, la Jihad Islamica ha diffuso un video che mostra Arbel Yehoud, l’israeliana rapita da Hamas il 7 ottobre 2023. Yehoud sarà rilasciata giovedì prossimo, insieme ad altri due ostaggi, ma tra i 33 ostaggi attesi, ben otto sono morti. Le condizioni degli ostaggi rilasciati sono state devastanti: secondo un ufficiale medico israeliano, alcuni di loro sono stati tenuti prigionieri per mesi nei tunnel sotterranei di Hamas, senza luce naturale e con pochissimo contatto umano, a volte per un intero periodo di otto mesi.

Nel frattempo, la politica internazionale continua a essere scossa dalla guerra. Hezbollah, il potente gruppo libanese alleato di Hamas, ha espresso il proprio dissenso sulla proroga del cessate il fuoco in Libano fino al 18 febbraio, respingendo qualsiasi estensione della durata della tregua. La tensione si fa sempre più alta, con il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto.

Mentre la guerra prosegue e le sofferenze aumentano, la comunità internazionale resta divisa sulle misure da adottare, mentre le popolazioni coinvolte vivono un dramma quotidiano senza fine in vista.

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