5 Ottobre 2026, lunedì
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Vincenzo Costanzo: “Dammi i colori!”

Un trionfo personale per il tenore napoletano nella Tosca del 125° anniversario, tra luci e ombre della regia di Alessandro Talevi e l’esordio romano del direttore Francesco Ivan Ciampa.

Manon scende dalla carrozza in silenzio, Mimì si scusa cantando con dolcezza, ma Floria Tosca? Lei irrompe. Con una presenza travolgente, chiama a gran voce Mario e lo richiama ancora, entra in scena con la fierezza di una diva, elegante e dominante, stringendo un mazzo di fiori destinato alla Madonna. Così si presenta il personaggio nell’opera di Puccini: drammatica, passionale, vibrante. Tuttavia, nella recente Tosca celebrativa al Teatro dell’Opera di Roma, molto di questa intensità si è smarrita, lasciando il pubblico diviso tra l’ammirazione per alcuni momenti straordinari e la delusione per scelte registiche e interpretative discutibili.

Il Teatro Costanzi ha celebrato il 125° anniversario della prima di Tosca con una produzione filologica: scene fedelmente ricostruite, le campane originali volute da Puccini, i magnifici trompe-l’œil di Carlo Savi e i costumi firmati Biagiotti. Un tuffo nell’autenticità storica, accompagnato dall’esordio sul podio romano di Francesco Ivan Ciampa. Eppure, nonostante l’attenzione ai dettagli, la rappresentazione ha evidenziato diverse falle, a partire dal primo atto.

Un primo atto senza mordente

Il primo atto, che dovrebbe travolgere con la sua concitazione e la crescente tensione drammatica, è risultato sorprendentemente lento. Il racconto di Angelotti, il colpo di cannone, l’ingresso di Scarpia e il celebre Te Deum sono stati privati della loro carica emotiva e teatrale. La regia di Alessandro Talevi ha mancato di trasmettere il senso di urgenza e inquietudine che pervade questa sezione dell’opera. In particolare, il personaggio di Scarpia – figura di estrema complessità e ambiguità – è risultato appiattito. Il baritono Daniel Luis De Vicente, nonostante l’impegno, è stato sopraffatto dall’orchestra e dal coro, con una prestazione vocale poco incisiva e priva della potenza drammatica necessaria.

La Tosca di Anastasia Bartoli, al suo debutto nel ruolo, ha mostrato potenzialità interessanti ma ancora acerbe. La sua voce, morbida nel registro centrale e limpida negli acuti, non è bastata a compensare una presenza scenica carente di carisma e profondità emotiva. Tosca non è solo un personaggio, ma un simbolo di passione e dramma, un aspetto che la Bartoli deve ancora affinare per incarnarlo pienamente.

Il riscatto nei momenti successivi

Dove il primo atto ha deluso, il secondo e il terzo hanno offerto sprazzi di autentica grandezza, grazie soprattutto alla direzione di Francesco Ivan Ciampa. Nonostante le limitazioni dovute alla mancanza di prove adeguate, Ciampa è riuscito a restituire alcune gemme interpretative, specialmente nel confronto tra Tosca e Scarpia. Il celebre Vissi d’arte ha raccolto applausi convinti, e la scena dell’uccisione di Scarpia ha mantenuto una tensione palpabile. Qui, la Bartoli ha mostrato maggiore sicurezza, raggiungendo vette emotive che avevano latitato nel primo atto.

Ma il vero trionfo è stato quello di Vincenzo Costanzo nel ruolo di Cavaradossi. Il tenore napoletano ha dimostrato una rara combinazione di musicalità istintiva, tecnica impeccabile e profonda esperienza interpretativa. La sua esecuzione di E lucevan le stelle ha incantato il pubblico, che ha richiesto a gran voce il bis, purtroppo negato. Costanzo ha dato vita a un Mario vibrante, espressivo e credibile, con acuti pieni e ben sostenuti che hanno rievocato la grande tradizione del bel canto italiano.

Un’orchestra tra alti e bassi

L’orchestra, guidata da Ciampa, ha offerto una performance discontinua. Gli archi e i legni, con interpreti ispirati come il clarinetto di Yoshua Fortunato e il flauto di Enrico Macalli, hanno brillato in molti momenti. Tuttavia, gli ottoni e alcune sezioni ritmiche hanno mostrato squilibri, compromettendo l’omogeneità del suono. Il coro, superbamente preparato dal Maestro Ciro Visco, ha dato il meglio di sé nel Te Deum, sebbene la regia lo abbia relegato a una disposizione statica, penalizzando l’impatto visivo della scena.

Conclusioni

Nonostante le imperfezioni, questa Tosca celebrativa ha saputo regalare momenti di autentica emozione, grazie soprattutto alla performance di Vincenzo Costanzo e alla bacchetta di Francesco Ivan Ciampa. Il pubblico, caloroso e partecipe, ha salutato con entusiasmo la produzione, in attesa delle prossime repliche con un nuovo cast. Dal 1° al 6 marzo, il palcoscenico del Costanzi vedrà protagonisti Anna Netrebko, Yusif Eyvazov e Amartuvshin Enkbath, sotto la direzione di Daniel Oren. Un appuntamento imperdibile per chi ama Puccini e il suo immortale capolavoro.

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