La frontiera della Xylella fastidiosa si sposta e, con il primo focolaio individuato a Taurianova, la Calabria entra ufficialmente nella geografia del rischio. Per una regione che conta milioni di ulivi e custodisce un patrimonio di cultivar autoctone strettamente legato alla propria economia agricola, al paesaggio e alla stessa identità dei territori, l’allarme non è soltanto fitosanitario. È economico, ambientale e culturale.
A riaccendere il confronto sulle misure di prevenzione è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Elisabetta Barbuto, che rivendica di avere già posto la questione all’attenzione del Consiglio regionale lo scorso 31 marzo, con la mozione numero 32 dedicata proprio alla prevenzione della diffusione del batterio e al rafforzamento dei Servizi Fitosanitari.
«L’individuazione del primo focolaio di Xylella fastidiosa a Taurianova — sostiene Barbuto — rappresenta purtroppo la conferma di un rischio gravissimo che avevamo previsto e denunciato. Avevamo chiesto un Piano straordinario di prevenzione e il potenziamento immediato dei Servizi Fitosanitari. Avevamo anche sottolineato che non c’era tempo da perdere per proteggere i nostri 25 milioni di ulivi e cultivar come Carolea, Ottobratica e Cassanese».
Il punto, secondo la consigliera pentastellata, è che la scoperta di Taurianova non dovrebbe essere considerata un episodio isolato, ma il segnale di una possibile nuova fase dell’emergenza. L’esperienza della Puglia, dove la Xylella ha provocato danni profondissimi al patrimonio olivicolo, e l’avanzata del batterio verso la Basilicata rappresentano, nella sua lettura, un precedente che avrebbe dovuto spingere la Calabria ad anticipare il problema anziché inseguirlo.
Ed è proprio sulla capacità di prevenzione che si concentra la critica alla macchina regionale. La mozione depositata a marzo richiama infatti le difficoltà del Servizio Fitosanitario Regionale, a partire dal sottodimensionamento degli organici e dalla necessità di rendere più capillare il sistema di monitoraggio e diagnosi.
«Adesso che il batterio è arrivato nel cuore della Piana di Gioia Tauro — afferma Barbuto — non c’è più un solo minuto da perdere. Non bastano rincorse tardive o annunci di emergenza. Servono risposte strutturali».
La partita si gioca prima che il contagio diventi emergenza
La strategia proposta dalla consigliera regionale parte dal rafforzamento della struttura pubblica incaricata dei controlli. Tecnici e ispettori, nella sua impostazione, devono essere messi nelle condizioni di garantire una sorveglianza realmente capillare, indispensabile per individuare tempestivamente eventuali nuovi focolai.
Ma il contrasto alla Xylella non si esaurisce nei campi coltivati. Una delle questioni più delicate riguarda infatti le aree marginali: terreni abbandonati, scarpate, aree demaniali e fasce lungo strade e ferrovie possono diventare luoghi favorevoli alla presenza delle erbe spontanee associate al ciclo del vettore del batterio, la cosiddetta sputacchina.
Per questo Barbuto chiede protocolli vincolanti con ANAS, Province e società ferroviarie per garantire sfalci e trinciature e propone di rafforzare gli strumenti a disposizione dei Comuni per intervenire anche sui terreni privati incolti quando sia necessario prevenire la propagazione del rischio.
La seconda direttrice è quella del coordinamento. Un batterio che non conosce i confini amministrativi, sostiene la consigliera, non può essere affrontato attraverso risposte frammentate. Da qui la richiesta di una regia interregionale con Puglia e Basilicata, capace di condividere tempestivamente dati e informazioni, affiancata da un’Unità di crisi permanente con il coinvolgimento delle organizzazioni agricole.
Dalla sorveglianza ai soldi: il nodo delle imprese
C’è poi il capitolo economico. Per gli agricoltori, infatti, la prevenzione ha un costo e un eventuale danno fitosanitario può trasformarsi rapidamente in una crisi aziendale.
La proposta contenuta nella mozione punta quindi a strumenti di garanzia attraverso Fincalabria per sostenere l’acquisto delle attrezzature necessarie e gli interventi di rigenerazione, insieme a procedure più rapide per l’accesso alle risorse del Complemento di sviluppo rurale. L’obiettivo dichiarato è ridurre la burocrazia e mettere la liquidità a disposizione delle aziende nel momento in cui serve, non quando l’emergenza è già esplosa.
L’altra scommessa riguarda la ricerca. La Calabria, secondo Barbuto, deve trasformare il proprio patrimonio varietale in una risorsa strategica, sostenendo ARSAC e università regionali nella mappatura genetica delle cultivar locali e investendo contemporaneamente nella formazione degli agricoltori.
Non soltanto destinatari delle misure, dunque, ma veri e propri «custodi del territorio»: una rete diffusa di osservazione e prevenzione che possa contribuire a intercettare precocemente i segnali di una possibile diffusione.
La Regione davanti a una scelta
Il messaggio politico rivolto al presidente Roberto Occhiuto e all’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo è netto: secondo Barbuto, il primo focolaio rende ancora più urgente trasformare in azione concreta le proposte già depositate.
«La Calabria non può permettersi di ripercorrere gli errori di sottovalutazione commessi altrove — conclude la consigliera M5S —. La mozione c’è, le soluzioni sono scritte e le risorse possono essere mobilitate subito».
La questione, dunque, non è soltanto stabilire se la Calabria abbia intercettato il primo focolaio in tempo. La vera sfida è capire se riuscirà a impedire che quel primo focolaio diventi l’inizio di una nuova emergenza.
In gioco ci sono gli ulivi, naturalmente. Ma insieme agli alberi c’è un’intera filiera produttiva, un paesaggio agricolo e un patrimonio varietale che la regione non può permettersi di perdere. E, mentre il comparto olivicolo deve già fare i conti con la crisi dei prezzi, l’arrivo della Xylella aggiunge una minaccia che rende ancora più costoso ogni ritardo.
