20 Gennaio 2026, martedì
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Tav Torino-Lione, il conto che lievita e il tempo che scorre

La Corte dei Conti Ue certifica un aumento dei costi del 127%: inaugurazione slitta al 2033. Tra promesse di sviluppo, dubbi sull’utilità reale e la protesta che non si spegne

La Tav Torino-Lione continua a correre, ma lo fa su binari sempre più costosi e con un traguardo che si allontana nel tempo. Secondo l’ultima analisi della Corte dei Conti dell’Unione europea, i costi di costruzione dell’opera sono oggi superiori del 127% rispetto alle stime iniziali e del 23% rispetto alle valutazioni effettuate nel 2020. Un dato che emerge con nettezza dal rapporto dei revisori dei conti di Lussemburgo, dedicato a otto grandi infrastrutture strategiche della rete Ten-T europea.

Il nuovo cronoprogramma colloca l’inaugurazione della linea al 2033, con un ulteriore ritardo di tre anni rispetto alle previsioni del 2020 e addirittura di 18 anni rispetto al progetto originario. Numeri che, da soli, raccontano una delle vicende infrastrutturali più controverse d’Europa.

Un’opera sempre più cara

L’aumento dei costi non rappresenta un’eccezione nel panorama delle grandi opere europee, ma nel caso della Torino-Lione assume proporzioni rilevanti. Alla base degli extracosti ci sono fattori noti: complessità geologiche, rallentamenti procedurali, revisione dei progetti, aumento dei prezzi delle materie prime e una governance transnazionale che rende ogni decisione più lenta e onerosa.

La Corte dei Conti Ue, pur riconoscendo il valore strategico della linea all’interno dei corridoi europei, evidenzia come la pianificazione iniziale si sia rivelata eccessivamente ottimistica, sia sotto il profilo finanziario sia temporale. Una costante che alimenta il dibattito politico e pubblico, soprattutto in Italia.

Utilità reale: domanda e offerta sui binari

Il nodo centrale resta l’effettiva utilità dell’opera. I sostenitori della Tav sottolineano la necessità di una linea moderna e ad alta capacità per il traffico merci e passeggeri tra Italia e Francia, in grado di spostare quote significative di trasporto dalla strada alla ferrovia, con benefici ambientali e logistici.

I critici, però, richiamano un dato difficilmente ignorabile: esiste già una linea ferroviaria storica tra Torino e Modane, che risulta largamente sottoutilizzata, soprattutto per il traffico merci. Secondo questa lettura, prima di investire decine di miliardi in una nuova infrastruttura, sarebbe stato possibile – e forse più razionale – potenziare e ammodernare l’esistente, migliorandone efficienza e sicurezza a costi nettamente inferiori.

Il vero interrogativo riguarda dunque la domanda futura: i flussi di merci e passeggeri cresceranno davvero al punto da giustificare una nuova linea ad alta capacità? O il rischio è quello di realizzare un’infrastruttura sovradimensionata rispetto alle esigenze reali?

I benefici economici per l’Italia

Sul fronte dei benefici, l’opera viene presentata come un volano di sviluppo per l’economia italiana. Durante la fase di costruzione, la Tav genera occupazione diretta e indiretta, coinvolgendo imprese, professionisti e filiere collegate. A lungo termine, l’obiettivo è rafforzare la competitività dei porti italiani, migliorare l’integrazione con i mercati europei e ridurre i costi logistici per le imprese esportatrici.

In teoria, una connessione ferroviaria più efficiente con la Francia e il Nord Europa potrebbe favorire l’attrattività del sistema produttivo italiano. Tuttavia, molti economisti invitano alla prudenza: i benefici macroeconomici dipendono fortemente dall’effettivo utilizzo della linea, che a sua volta è legato alle politiche dei trasporti, ai prezzi, alle scelte delle imprese e alla concorrenza con altre modalità di trasporto.

La Val di Susa e la voce dei No Tav

Accanto ai numeri e alle proiezioni economiche, resta centrale la dimensione sociale e territoriale. Il movimento No Tav, radicato da decenni in Val di Susa, continua a rappresentare una delle più longeve e organizzate forme di opposizione a una grande opera pubblica in Europa.

Le ragioni della protesta spaziano dalla difesa del territorio e dell’ambiente ai timori per la salute, fino alla contestazione dell’allocazione delle risorse pubbliche. Per i No Tav, la Torino-Lione è l’emblema di un modello di sviluppo considerato obsoleto, costoso e imposto dall’alto, senza un reale consenso delle comunità locali.

Un bilancio ancora aperto

A oltre trent’anni dalla sua ideazione, la Tav Torino-Lione resta un’opera simbolo: dell’ambizione europea, ma anche delle sue contraddizioni. I costi lievitano, i tempi si allungano e il confronto tra sostenitori e oppositori rimane acceso.

Il 2033, data oggi indicata per l’inaugurazione, appare ancora lontano. Nel frattempo, il dibattito sull’utilità reale dell’opera, sulla sostenibilità economica e ambientale e sulle priorità infrastrutturali del Paese è tutt’altro che chiuso. Perché, al di là dei numeri certificati dalla Corte dei Conti Ue, la vera sfida sarà dimostrare che questa lunga corsa sui binari saprà davvero portare l’Italia e l’Europa più lontano.

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