19 Gennaio 2026, lunedì
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Groenlandia, dazi e mercati nervosi: l’asse Usa-Ue spinge giù le Borse e incorona l’oro

Escalation geopolitica e ritorno dello spettro della guerra commerciale: i mercati europei aprono la settimana in forte tensione. Volano i beni rifugio, mentre Milano trova un’eccezione in Ferretti.

L’ombra lunga della geopolitica torna a proiettarsi sui mercati finanziari globali. L’avvio di settimana è segnato da vendite diffuse sui listini europei, penalizzati dall’inasprirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Unione europea sul dossier Groenlandia e dal conseguente riaccendersi dei timori di una nuova guerra commerciale. In questo clima di incertezza, gli investitori riducono l’esposizione agli asset rischiosi e si rifugiano nei metalli preziosi, con oro e argento che aggiornano nuovi massimi storici.

A Piazza Affari il Ftse Mib cede l’1,5%, allineandosi alle performance negative di Parigi e Francoforte. Una seduta priva del riferimento di Wall Street, chiusa per il Martin Luther King Day, che amplifica la volatilità sui mercati europei. In controtendenza spicca però Ferretti: il titolo del gruppo attivo nella nautica di lusso sale dopo l’annuncio dell’Opa parziale lanciata dal gruppo ceco Kkcg Maritime, intenzionato a rafforzare la propria presenza fino a una quota prossima al 30% del capitale.

Groenlandia, strategia e commercio: perché la tensione pesa sui mercati

Il nervosismo degli investitori affonda le radici nelle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che nei giorni scorsi ha annunciato l’introduzione di dazi del 10% — con la prospettiva di un aumento fino al 25% — sulle importazioni provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Si tratta dei Paesi coinvolti, seppur con contingenti ridotti e in parte già rientrati, nell’invio di truppe in Groenlandia.

La mossa non è soltanto commerciale. Trump ha infatti legato esplicitamente la revoca delle tariffe alla possibilità di raggiungere un accordo per “l’acquisto completo e totale della Groenlandia”, riportando al centro del dibattito internazionale un territorio strategico per risorse naturali, rotte artiche e sicurezza globale. Una posizione che ha irrigidito i rapporti con Bruxelles e che i mercati leggono come un potenziale detonatore di instabilità economica e diplomatica di lungo periodo.

Controdazi europei e fuga verso i beni rifugio

Secondo indiscrezioni, l’Unione europea starebbe valutando una risposta sotto forma di controdazi per un valore complessivo di 93 miliardi di dollari. L’ipotesi di una rappresaglia commerciale rafforza l’idea di uno scontro prolungato, con effetti potenzialmente negativi su crescita, inflazione e catene di approvvigionamento globali.

In questo scenario, la reazione degli investitori è classica: riduzione del rischio e ricerca di protezione. L’oro spot sale fino a 4.677 dollari l’oncia, con un progresso dell’1,8%, mentre l’argento accelera di oltre il 4%, toccando un nuovo massimo a 94,08 dollari. Numeri che certificano la crescente domanda di asset rifugio in un contesto percepito come sempre più fragile.

Cina tra rallentamento ciclico e obiettivi centrati

Sul fronte macroeconomico, dalla Cina arrivano segnali contrastanti. Il National Bureau of Statistics ha confermato che nel 2025 l’economia cinese ha raggiunto l’obiettivo di crescita del 5%, centrando il target fissato da Pechino nonostante le difficoltà legate al commercio internazionale e al rallentamento della domanda globale.

Nel quarto trimestre, tuttavia, la crescita si è attestata al 4,5% su base annua, in calo rispetto al 4,8% del trimestre precedente e sotto le stime degli analisti. Nel complesso dell’anno, il Pil ha raggiunto i 140.187,9 miliardi di yuan (circa 17.300 miliardi di euro), con una dinamica settoriale che vede il primario crescere del 3,9%, l’industria del 4,5% e i servizi del 5,4%. Un risultato che conferma la resilienza dell’economia cinese, ma che non cancella le preoccupazioni per il 2026, soprattutto in caso di ulteriore irrigidimento dei dazi.

Valute ed energia riflettono l’incertezza globale

Anche i mercati valutari risentono del clima di tensione. Il dollaro si indebolisce, con l’euro che sale a 1,1635 contro il biglietto verde, rispetto a 1,1598 della chiusura precedente. La valuta statunitense perde terreno anche contro lo yen, scendendo a 157,83, mentre il cambio euro/yen si porta a 183,64.

Sul fronte energetico prevalgono le vendite. Il petrolio arretra, con il Wti di marzo a 58,95 dollari al barile (-0,82%) e il Brent a 63,62 dollari (-0,8%), risentendo dei timori per la domanda globale. Deciso ritracciamento anche per il gas naturale ad Amsterdam: sulla piattaforma Ttf il contratto di riferimento scende del 6% a 34,66 euro per megawattora, dopo il forte rally della settimana precedente.

Il quadro che emerge è quello di mercati sospesi tra geopolitica e macroeconomia, dove ogni dichiarazione politica può tradursi in un rapido cambio di rotta degli investitori. In assenza di segnali di distensione tra Washington e Bruxelles, la volatilità è destinata a restare elevata, con l’oro a fare da barometro delle paure globali.

Fonte dati: Financialounge

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