5 Gennaio 2026, lunedì
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L’Amore al tempo dei guru: La trappola della riconquista che distrugge i legami

Il business del dolore sentimentale tra algoritmi, manipolazioni psicologiche e il ruolo distruttivo dei social

Negli ultimi anni, il mercato della speranza ha trovato un nuovo e floridissimo filone: quello dei cosiddetti “guru della riconquista”. Si tratta di una schiera crescente di mental coach, esperti di comunicazione e sedicenti psicologi che, attraverso i social media, promettono di recuperare una relazione finita o di raddrizzarne una in crisi. Sfruttando algoritmi che intercettano gli utenti nel momento di massima fragilità emotiva, questo fenomeno sta trasformando il dolore e l’incertezza sentimentale in un business strutturato e, spesso, spietato.
Il meccanismo si basa quasi sempre su un protocollo standardizzato, venduto come una formula magica universale. La tecnica più celebre è quella del “No Contact”: un periodo di silenzio assoluto volto a generare ansia e mancanza nell’ex partner. Tuttavia, l’influenza di questi guru si spinge oltre la fine di un rapporto, arrivando a inquinare la convivenza stessa di coppie o coniugi ancora formalmente legati. Molti utenti, infatti, si rivolgono a questi esperti non per curare un legame, ma per decodificare in modo ossessivo i comportamenti dell’altro o per mettere in atto vere e proprie strategie di guerra psicologica.
Ad alimentare questo circuito tossico intervengono spesso “pseudo amici” o amiche che, invece di offrire un ascolto empatico e oggettivo, si trasformano in megafoni delle stesse teorie ascoltate online. Diventano consiglieri che ripetono a memoria i mantra dei guru, spingendo la persona a non cedere, a mostrarsi indifferente o a colpire nell’orgoglio. È un coro di voci che non fa altro che confermare i pregiudizi, guardando solo al lato negativo del partner e incoraggiando tattiche che allontanano ogni possibilità di dialogo sincero.
Un esempio emblematico è la tattica della “gelosia indotta”, suggerita per riaffermare il proprio valore agli occhi del marito o della moglie. Seguendo questi dettami, c’è chi sceglie deliberatamente di frequentare i luoghi storici della coppia mostrandosi in compagnia di altre persone. L’obiettivo è comunicare un messaggio di distacco e “fine dei giochi” pur restando sotto lo stesso tetto. Si tratta di una messinscena calcolata che finisce per produrre l’effetto opposto: se esisteva ancora uno spiraglio di riconciliazione, l’uso di queste tecniche manipolatorie lo chiude definitivamente, sostituendo l’affetto con il risentimento.
Il paradosso tragico è che spesso entrambi i partner, all’insaputa l’uno dell’altra, seguono i medesimi guru. Ci si ritrova così in un grottesco teatro dell’assurdo dove lui e lei applicano strategie speculari, studiando mosse e contromosse come in una partita a scacchi. In questo processo, si smette di guardare l’essere umano per concentrarsi solo sulle sue mancanze, elementi che i guru suggeriscono di enfatizzare per giustificare il proprio distacco strategico. Si perde di vista la spontaneità e la comprensione che una relazione non si governa con i manuali, ma con l’autenticità.
In un’epoca in cui tutto sembra risolvibile con un tutorial, la figura del guru della riconquista rappresenta la mercificazione dei sentimenti. Invece di promuovere l’ascolto o la dignità di un addio sincero, questi percorsi alimentano l’ossessione e la vendetta sottile. Il rischio concreto è che, cercando di “vincere” la battaglia attraverso una strategia, si finisca per perdere la capacità stessa di amare. Restano solo due solitudini che, pur desiderandosi, si allontanano seguendo i consigli di chi, sul loro dolore, ha costruito una fortuna.
“[…] Restano solo due solitudini che, pur desiderandosi, si allontanano seguendo i consigli di chi, sul loro dolore, ha costruito una fortuna. Ma c’è una verità che i guru non possono insegnare, la fine di un ciclo non deve per forza coincidere con la fine di un legame. Se è vero, come diceva Eraclito, che «nessun uomo attraversa lo stesso fiume due volte», è altrettanto vero che due persone, consapevoli del cambiamento, possono decidere di smettere di guardare alla riva che hanno lasciato e scegliere, semplicemente, di attraversare insieme un altro fiume. Senza strategie, senza maschere, ma con la forza di chi ha accettato di essere diventato altro.”

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