5 Settembre 2026, sabato
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Raid su sito idrico a Gaza, l’IDF ammette: “Errore tecnico nel lancio del proiettile”

Israele riconosce una responsabilità indiretta nella morte di sei bambini: il missile non ha colpito l’obiettivo designato. Avviata un’inchiesta interna.

AGGIORNAMENTO

TEL AVIV – Un “malfunzionamento tecnico” avrebbe provocato la morte di sei bambini palestinesi nel corso di un attacco aereo israeliano condotto nelle prime ore della giornata nei pressi di un sito di distribuzione idrica nel centro della Striscia di Gaza. A riferirlo è l’esercito israeliano (IDF), che ha confermato la dinamica attraverso una nota ufficiale, riportata dal quotidiano israeliano Times of Israel. L’attacco, ha precisato l’IDF, era diretto contro un miliziano della Jihad Islamica, ma il proiettile avrebbe deviato dalla traiettoria prevista, colpendo un’area densamente popolata.

“Questa mattina è stato effettuato un attacco contro un operatore della Jihad Islamica nella parte centrale della Striscia di Gaza. A causa di un malfunzionamento tecnico del proiettile, questo ha colpito a decine di metri di distanza dall’obiettivo designato”, si legge nel comunicato diramato dalle Forze di Difesa israeliane. “L’incidente è attualmente sotto inchiesta”.

L’attacco ha avuto luogo nei pressi di un’area civile dove si trova una struttura per la distribuzione dell’acqua, una delle infrastrutture più sensibili e strategiche della zona, già duramente colpita da mesi di ostilità. Il raid ha causato un’esplosione che, secondo fonti mediche locali, ha ucciso almeno sei bambini e ferito numerosi altri civili, tra cui diverse donne. Alcuni testimoni parlano di una scena drammatica: corpi senza vita estratti dalle macerie, urla e pianti mentre i soccorritori cercavano di raggiungere i sopravvissuti sotto le rovine.

L’IDF ha evitato di fornire ulteriori dettagli sull’identità del bersaglio dell’attacco, limitandosi a definirlo “un agente operativo della Jihad Islamica”. Il gruppo militante palestinese non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito, ma la notizia della strage ha subito alimentato la rabbia della popolazione locale, in un contesto già teso e segnato da pesanti ripercussioni umanitarie.

La vicenda accende nuovamente i riflettori sulla questione della proporzionalità degli attacchi israeliani e sull’accuratezza dei sistemi d’arma impiegati in un’area densamente popolata come la Striscia di Gaza. Le organizzazioni per i diritti umani chiedono da tempo un’indagine indipendente su numerosi episodi in cui civili, in particolare bambini, sono rimasti uccisi durante operazioni militari israeliane.

Le autorità di Gaza, governata da Hamas, hanno condannato duramente l’attacco, definendolo “un crimine di guerra” e accusando Israele di “colpire deliberatamente le infrastrutture civili”. Il ministero della Sanità locale, controllato dallo stesso movimento, ha confermato il numero delle vittime e ha denunciato la distruzione di un impianto idrico “fondamentale per la sopravvivenza di migliaia di famiglie”.

Dall’altra parte, Israele sottolinea la complessità operativa di condurre attacchi mirati contro miliziani che spesso operano da aree civili, accusando le organizzazioni armate palestinesi di usare la popolazione come scudo umano. Tuttavia, episodi come quello di oggi rischiano di minare la credibilità delle misure adottate per prevenire danni collaterali e riaccendono il dibattito sull’impiego di armamenti di precisione in contesti urbani. Il portavoce militare israeliano ha assicurato che verrà condotta un’indagine interna “approfondita” per chiarire le cause del malfunzionamento e le responsabilità eventuali. Ma nella Striscia, l’eco dell’esplosione di questa mattina e le immagini delle vittime sembrano parlare più forte di qualsiasi comunicato

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