30 Novembre 2022, mercoledì
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STAGE E TIROCINIO: LE LORO CORRETTE APPLICAZIONI IN CAMPO LAVORATIVO

A cura di Luisa Russo

STAGE E TIROCINIO: LE LORO CORRETTE APPLICAZIONI IN CAMPO LAVORATIVO. La G.M.S. ( Giornata Mondiale Dello Stagista).

Il 10 Novembre decorre la giornata mondiale dello stagista. Come ben sappiamo per ogni nazione oltre alla diversa lingua abbiamo un mercato lavorativo totalmente diverso in fatto di norme, leggi e retribuzione. Attraverso lo stage si vanno ad acquisire nuove competenze affrontando così, un discorso di tipo formativo e di crescita lavorativa personale del soggetto (stagista/ tirocinante) il quale potrebbe diventare alla fine del percorso stesso parte integrante dell’azienda presso cui  ha svolto l’iter teorico/ pratico. Si fa conto così in un primo periodo, su di un minimo compenso mensile per non pesare del tutto sulla propria famiglia imparando così poi a gestire le proprie finanze. Lo stage rappresenta in fin dei conti il primo gradino che conduce verso una seconda fase; cioè al vero e proprio lavoro. Dove attraverso la costanza, la determinazione e le giuste capacità si può diventare o il braccio destro, o il supporto del senior a cui si è stati affidati e affiancati inizialmente. Molti sono coloro che alla fine vengono assunti ed integrati con contratti a tempo indeterminato. In Italia solo l’1% riceve un contratto vero e proprio dalla stessa azienda per cui ha svolto lo stage, o altre di altro tipo. Per poter spiegare al meglio le diverse dinamiche, funzioni ed applicazioni del mondo lavorativo e del suddetto stage, dobbiamo per forza partire da una base storica; la crisi economica che colpì a livello mondiale molteplici se non tutti i settori nel lontano 1929. Tale crisi mise in ginocchio il mondo intero, producendo un elevato tasso di disoccupazione causato dalla chiusura di molte aziende, provocando una scia di licenziamenti di massa e il ridimensionamento del personale, per poi ricollegarci a i nostri tempi attraverso gli alti e bassi delle fasi di crescita industriale ed altro campo, fino a giungere allo spazio temporale tra il 2012 e 2014. Grazie al Job Act e agli incentivi per all’assunzione, si è avuta una svolta; dove molti dei contratti precari sono divenuti contratti a tempo indeterminato. Negli ultimi 10 anni il tema stage è uscito dal tunnel che gli faceva da ombra, divenendo argomento di dominio e dibattito pubblico. C’è da fare però una distinzione tra stage extracurriculare, e stage curriculare. Per stage extracurriculare; si intende quello stage formativo che va dai 3 ai 6 mesi, per un massimo di 12 che deve essere svolto, e viene svolto da prassi in un periodo post studio. Il percorso formativo e di orientamento va svolto interamente nell’azienda del settore di interesse, favorendo così l’occupazione della fascia di popolazione più giovane. Possono però beneficiare di tale formazione:

  • utenti che beneficiano del reddito in costanza di rapporto di lavoro.
  • Persone già occupate, ma in cerca di una nuova posizione lavorativa.
  • Lavoratori a rischio disoccupazione o soggetti disoccupati.
  • Soggetti con disabilità (norme per il diritto al lavoro dei disabili: articolo 1 comma 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68).
  • Utenti aventi richiesta attiva di protezione internazionale o con status di rifugiati e protezione sussidiaria, vittime di sfruttamento o violenza da parte di organizzazioni criminali. Vittime di tratta (decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24) e, infine, persone con permesso di soggiorno per motivi umanitari.
  • Soggetti svantaggiati (Disciplina delle cooperative sociali: legge 8 novembre 1991, n. 381.

Non sono però disponibili tali stage a chi con l’azienda, ha avuto un rapporto lavorativo o di collaborazione nei 24 mesi precedenti. Lo stage curriculare a differenza dell’extra, è rivolto a chi, o a coloro che sono in fase di studio.  Lo studente va a svolgere un percorso formativo, e di primo avvicinamento al mondo del lavoro presso un’azienda o una struttura convenzionata alla scuola o all’università per ottenere crediti formativi ( CFU ), essenziali al completamento del proprio percorso studi. Dal boom iniziale degli incentivi rilasciati, e delle tante altre sovvenzioni, si è andati poi a calare con assunzioni, e contratti di stage. Netta differenza la si ebbe nel 2016, anno che ha portato alla totale comprensione che tutto fosse avvenuto grazie alla parte di fondi destinati a ciò ( fondi Garanzia Giovani). I dati riportano che tra il  2015 ed il 2016 la percentuale si era innalzata passando dal 26,4% , al 32,5%. Questa percentuale è stata calcolata dai dati registrati e rilasciati attraverso dall’assunzione di stage extracurriculari, e nuove assunzioni. Ignota però la percentuale di quelli curriculari, che tracciava solo un numero compreso tra 200/250 mila all’anno dichiarati. La Repubblica dello Stagista oggi preme ad incentivare in primis l’istruzione, ma vuole allo stesso tempo migliorare lo stato, e le condizioni degli stagisti e delle nuove figure assistent junior; attraverso più controlli monitorati periodicamente, in modo da migliorare la condizione formativa, e remunerativa per far si che non si creino situazioni di mala gestione dei fondi che vengono erogati, e modalità di risparmio contrattuali riguardante l’assunzione di nuovo personale post stage e non solo. Abbiamo parlato della situazione italiana, ma non è che quella europea sia tutta questo splendore. Partiamo dalla base, dove non abbiamo sostanziale differenza tra i vari paesi EU in materia di stage extracurriculare, e curriculare. Un punto in più però, lo si attribuisce alla Francia dove abbiamo che, per l’attività di stage curriculare svolta per un periodo superiore a due mesi, riconosce al tirocinante un compenso di 3,90 euro l’ora per un totale di 600 euro mensili per un’attività di stage a tempo pieno, tutto questo fino al 2020. Per quelli extracurriculari, c’è differenza in base ai diversi profili ricercati e non:

  • i tirocini nel libero mercato (i cosiddetti tirocini open market)
  • i tirocini svolti nell’ambito delle politiche attive del mercato del lavoro (i cosiddetti tirocini ALMP, Active Labour Market Policy).

I tirocini ALMP: sono programmi (schemes) di tirocinio, finanziati con fondi pubblici, destinati prevalentemente ai disoccupati ed hanno ciascuno una propria regolamentazione, prevedono il coinvolgimento di un’istituzione pubblica (spesso i servizi pubblici per l’impiego) in qualità di soggetto promotore, con la funzione di garantire la regolarità e la qualità del percorso formativo.

I tirocini nel libero mercato: si basano su un rapporto diretto tra tirocinante e soggetto ospitante (quindi non c’è nessun “ente terzo” che verifichi la regolarità e la correttezza dello stage), sono caratterizzati da una forte disomogeneità normativa tra i diversi Paesi: alcuni Paesi li hanno regolamentati (Belgio, Germania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Spagna ecc.); altri Paesi applicano ai tirocini nel libero mercato le disposizioni generali in materia di diritto del lavoro (Austria, Finlandia, Grecia, Irlanda, Repubblica Ceca, Svezia ecc.); altri Paesi ancora non hanno alcuna regolamentazione specifica per questa tipologia di tirocini (Cipro, Danimarca, Estonia, Malta, Slovacchia). Ci sono Paesi, infine, in cui i tirocini nel libero mercato non sono ammessi (Italia, Francia, Croazia, Lettonia). I tirocini sul libero mercato, tanto per le carenze legislative di alcuni Paesi quanto per il fatto che non prevedono il controllo e la supervisione di un ente terzo, sono quelli maggiormente “a rischio” per quanto riguarda il valore e la qualità formativa dello stage. In considerazione di tutto questo l’Europa ha ritenuto opportuno intervenire per migliorare il livello di qualità degli stage extracurriculari (in particolare degli open market). Con la Raccomandazione del 10 marzo 2014 su un Quadro di qualità per i tirocini, il Consiglio dell’Unione europea invitava gli Stati membri ad intervenire a livello legislativo sulla base di alcuni principi e criteri essenziali: il tirocinio deve basarsi su un “contratto scritto” in cui vengano definiti diritti e doveri delle parti; devono essere garantite adeguate condizioni di lavoro; gli obiettivi formativi devono essere ben definiti e tali da consentire l’acquisizione di competenze spendibili sul mercato del lavoro. Ad oggi, tuttavia, in molti Paesi sono ancora rilevanti le carenze normative in materia di tirocini open market.

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