1 Dicembre 2021, mercoledì
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Prof.ssa Susanna Petrassi: ‘’femminicidi in aumento e violenza domestica’’

A cura di Ionela Polinciuc

Purtroppo, i lunghi mesi di lockdown e la forzata coabitazione nelle case hanno allungato ancora di più la pagina nera dei femminicidi nel nostro Paese.

Come in tutte le crisi, anche in questa le donne pagano il prezzo più alto, da tutti i punti di vista: economico e occupazionale, con dati agghiaccianti, e in termini di violenza e femminicidi. Il dato, nero su bianco, ha trovato conferma in un report dell’Istat dedicato agli omicidi: nei primi 6 mesi 2020 la situazione si è ulteriormente aggravata con un numero di delitti pari al 45% del totale degli omicidi, contro il 35% dei primi sei mesi del 2019. Cosa sta succedendo? Cerchiamo di fare chiarezza sul fenomeno tanto diffuso, con l’aiuto della Professoressa Susanna Petrassi, docente di criminologia, in pensione, esperta in materia. 

Professoressa Petrassi, Lei si occupa di violenza domestica da 30 anni, attualmente siamo di fronte ad un aumento dei femminicidi? La sua professione le consente di avere il polso della situazione?

‘’ Si, certo! la mia professione mi consente. A questo riguardo, io dirigerei due tipologie di uomini che commettono femminicidio. Uno di questi grandi gruppi sono gli uomini che sono maneschi sempre, aggressivi, violenti e che alla fine, possono arrivare anche al femminicidio. Questo dato numerico è stabile nel tempo. Quello che è invece in crescita esponenziale è quello che riguarda gli uomini che non necessariamente sono individui violenti, ma che di fronte ad un abbandono non riescono a controllarsi e quindi, commettono femminicidio e spesso, dopo aver messo in atto delle condotte da stalker. Quindi, cercano con la prepotenza magari di poter ritornare insieme alla compagna che gli vuole lasciare e fanno dello stalking. Non si tratta di femminicidi come nella prima tipologia preterintenzionale. Ad esempio, un uomo violento, scappa la mano e arriva ad uccidere, ma in quest’altro gruppo di persone, quasi sempre, sono omicidi già pianificati’’.

Sui giornali finiscono prevalentemente gli esiti più estremi della violenza sulle donne, ma purtroppo ci sono tante donne che hanno paura di parlare e di conseguenza, subiscono in silenzio. Cosa si sente di dire a queste donne?

‘’ A queste donne mi sento di dire di denunciare, ma solamente se hanno un posto sicuro dove rifugiarsi. Questo slogan che oggi si sente molto ripetere: denunciate! denunciate! è anche controproducente nel caso che poi una donna debba ritornare a casa e subire anche le conseguenze della denuncia. Quindi, ben vengano le associazioni che procurano un luogo sicuro per queste donne, per i bambini se ne hanno oppure le famiglie di origine che possono accogliere queste donne maltrattate. Il fatto che, molte donne non denunciano è anche legato alla cultura. Molte donne, non se ne accorgono di essere maltrattate, per loro è tutto nella norma. Magari hanno già vissuto in famiglie dove le mamme a loro volta erano maltrattate. Quindi, si tratta anche di abusi psicologici, economici, per esempio privare la donna del suo stipendio, amministrare i beni della compagna, sono tutti comportamenti sbagliati.  Quello che io cerco di far capire alle donne è che devono avere la consapevolezza del maltrattamento. Non pensare che determinate condotte di gelosia ossessiva o denigrazione, facciano parte della vita quotidiana e di quello che deve subire una donna’’

Le donne maltrattate vengono incitate a denunciare ed è lecito che devono assolutamente denunciare questi episodi, ma se una donna maltrattata non ha questo posto sicuro dove andare, a questo punto professoressa mi sorge spontanea la domanda: bisogna continuare a subire?

‘’ Bella domanda questa. Non bisogna continuare a subire, assolutamente no! Sappiamo che c’è l’ammonimento del questore, il divieto di avvicinamento, ma se un uomo ha l’intenzione di fare del male, non guarda l’ammonimento del questore oppure il fatto che non si può avvicinare al posto di lavoro, all’ufficio o alla casa coniugale, lo fa e basta. Ci vorrebbero delle penne molto più severe e ci vorrebbe anche un’educazione da parte delle madri ad educare i figli maschi. Ci sono delle associazioni che tutelano queste donne maltrattate, vengono aiutate, vengono messi a disposizione psicologi, avvocati, non si è mai soli’’.

Professoressa Petrassi, ci aiuta a capire meglio qual è il gesto per chiedere sostegno quando si subisce violenza domestica? Oppure esistono altri codici di auto-mutuo-aiuto?

‘’ C’è un numero che è 1522 che ormai è un numero conosciutissimo al quale si può chiedere aiuto. C’è anche un gesto che si può fare con la mano, che è questo:

Se si è in una situazione difficile e si è in compagnia dell’aguzzino si può andare in un supermercato e aggiungere alla normale lista della spesa il numero 1522. Moltissime cassiere sono già sensibilizzate su questo punto. Anche le farmacie, per esempio se si chiede una mascherina 1522, i farmacisti, sanno perfettamente cosa devono fare ‘’.

Quindi, in caso di violenza domestica è importante rompere l’isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che avviene fra le mura domestiche, ci si deve rivolgere alle Forze dell’Ordine assolutamente?

‘’ Assolutamente si! È importantissimo che non si tenga tutto per sé. Spesso, la persona abusata, maltrattata si trova in uno stato di totale confusione, si sviluppa in lei uno stato di vergogna. Anziché vergognarsi l’aguzzino, si vergogna chi subisce. Quindi, la donna tende a soffrire in silenzio e a non rivelare niente. Invece, è bene che le amiche, i colleghi, i parenti sappiano. Le statistiche dicono che si uccide più per presunto possesso, gelosia che non la mafia. Uccidono più gli uomini che i criminali’’.

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