13 Aprile 2021, martedì
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Vaccini e reazioni avverse: AstraZeneca nel mirino , Pfizer in vetta

a cura di Maria Parente

Il polverone mediatico sollevato intorno al siero AstraZeneca sul quale si indaga per i decessi di persone che pochi giorni prima erano stati sottoposti alla vaccinazione anti-Covid19, ha non solo gettato nel panico tutti coloro che lo hanno ricevuto ma ancor più traumatica la sospensione “precauzionale e temporanea” della campagna vaccinale in ben tredici paesi su ventisette a seguito dei timori sollevati su possibili gravi effetti collaterali. Gli ultimi tasselli a cadere sono Svezia e Lettonia. I due stati del nord si sono uniti a Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Olanda, Italia, Irlanda, Danimarca, Islanda, Norvegia e Bulgaria. Oramai è prassi consolidata: quotidianamente titoloni di giornali urlano la morte di qualche persona che giorni prima era stata vaccinata con il siero dell’ azienda biofarmaceutica anglo-svedese. Senza che fondamentalmente ce ne sia stata riprova, ancor prima di pronunce autorevoli che possano chiarire le reali cause di morte e dunque il nesso con l’inoculazione del vaccino. Guido Rasi, l’ex direttore esecutivo dell’Ema, definisce lo stop ad AstraZeneca “più politico ed emotivo che scientifico”, poiché dati alla mano, per Rasi il rischio resta “remotissimo“: “Ricordiamo che tutto è partito dalla Germania, dove si sono verificati sei casi di tromboembolia. Uno ogni 300mila vaccinati. Significa, per capirci, che se si vaccina con AstraZeneca una città grande come Bari non c’è neppure un caso.

Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Ema, ribadisce all’interno di una nota ufficiale che i vantaggi di questo vaccino superano i rischi fiduciosa dunque nell’esito positivo al prosieguo della vaccinazione con AstraZeneca, sospensione che dovrebbe terminare domani, mentre in Italia Figliuolo già garantisce il recupero del “tempo perso” nel giro di due settimane prevedendo l’inoculazione di 500.000 dosi al giorno. Insomma, una situazione che ci fa tribolare sotto diversi punti di vista: ma c’è realmente da temere? Perché proprio AstraZeneca nel mirino della stampa? Perché con gli altri vaccini anti-Covid non si è parlato così tanto di morti e reazioni sospette? Per fare chiarezze è sufficiente – ma necessario- operare un confronto tra i diversi farmaci, basandoci sui dati ufficiali messi a disposizione da Ema ed Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Il vaccino di Pfizer-Biontech è stato il primo ad essere immesso sul mercato e dunque quello maggiormente somministrato. Prendendo in considerazione i tre sieri principali, risulta che di Pfizer sono già state somministrate più di 42milioni di dosi, di AstraZeneca quasi 15 milioni mentre Moderna 3 milioni e mezzo. 

Secondo i dati raccolti dall’Ema, aggiornati al 13 marzo scorso, Pfizer è quello che in assoluto ha anche il maggior numero di reazioni avverse (di ogni genere, anche blande): ne sono state segnalate 102.100 in totale, di AstraZeneca 54.571, mentre di Moderna 5.939. Se si considerano solo le reazioni avverse che riguardano i “disturbi vascolari”, la categoria nella quale l’Ema inserisce la trombosi, la malattia che ha portato sotto i riflettori il vaccino AstraZeneca, le cose stanno così: 

  • Pfizer: 4.820 casi e 74 decessi (57 casi di trombosi, zero decessi), con un rapporto sui casi totali dello 0,0114 per cento;
  • AstraZeneca: 1.656 casi e 11 decessi (10 casi di trombosi, zero decessi), con un rapporto sui casi totali dello 0,010 per cento;
  • Moderna: 368 casi e 32 decessi (7 casi di trombosi, un decesso), con un rapporto sui casi totali dello 0,0111 per cento.

Per concludere, secondo i dati Ema, nel caso di AstraZeneca lo 0,014 per cento (2.080 casi in numero assoluto) sul totale delle dosi somministrate sono ricollegabili a “disturbi cardiaci“, con 63 morti sospette. Con Pfizer ci sono state 4.636 sospette reazioni avverse (0,011 per cento) e 276 decessi sospetti e sono stati 501 i casi registrati (lo 0,014 per cento) in seguito all’uso del vaccino Moderna, di cui 96 fatali (un numero superiore a quello di Astrazeneca).  

fonte: EMA, Il Foglio

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