14 Aprile 2021, mercoledì
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Varianti Covid19, cosa non convince

a cura di Maria Parente

Varianti è la più aggiornata denominazione che siamo soliti ascoltare per identificare il Covid19. Non una ma molteplici perché è bensì risaputo che il Coronavirus muta con una disinvoltura impressionante e sembrerebbe proprio che non ci sia da sorprendersi: ogni volta che il virus si replica nelle cellule possono verificarsi degli errori, ovvero delle mutazioni che si accumulano man mano che il virus si diffonde da persona a persona. Le mutazioni possono spesso cambiare il gene senza cambiare la proteina codificata, o cambiare la proteina senza modificarne la forma o il funzionamento. E’ facile dedurre come la mutazione sia quindi parte intrinseca, nonché naturale, del Sars-CoV-2 che smetterà di vivere, replicare e mutare solamente quando non avrà più ospiti disponibili che gli consentono la sopravvivenza. A chiare lettere, alla fine dei giochi , ci renderemo conto che tutti siamo stati contagiati. Positivi, asintomatici, forma lieve o severa, avremo tutti convissuto con questo nemico invisibile pur nella più totale inconsapevolezza. La variante inglese, più ricorrente di altre, presenta gli stessi sintomi della forma che lo ha preceduto ma, a quanto dicono, con una potenza leggermente maggiore: stando a quanto emerso, in un gruppo di circa 3.500 persone la nuova variante si è manifestata attraverso i seguenti sintomi:

  • il 35% ha detto di aver avuto la tosse;
  • il 32% ha avuto affaticamento;
  • il 25% aveva dolori muscolari e dolori alle articolazioni;
  • il 21,8% aveva mal di gola.

Dati questi in contrasto con la “vecchia” variante, che – in un gruppo di 2.500 persone – si è presentata attraverso i seguenti sintomi:

  • il 28% ha avuto la tosse;
  • il 29% era affaticato;
  • il 21% aveva dolori muscolari e alle articolazioni;
  • il 19% aveva mal di gola.

Una variante che si propone su scala mondiale nel momento giusto, probabilmente per impedire il calo di tensione da parte della popolazione mondiale, e che potrebbe essere definita anch’essa Covid19, piuttosto che ingigantire i timori con la parola variante: cosa varia se i sintomi e modalità di contagio sono gli stessi? Qual è la differenza considerevole di questa inglese con il virus originario da Wuhan? Contagia più velocemente? Probabile, ma in sostanza , ancora una volta, tocca fidarsi degli “esperti” che ci rifilano tesi e giustificazioni le quali puntualmente sfuggono ad ogni riprova: facile indottrinare noi ignoranti, e presumo anche divertente.

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