2 Marzo 2021, martedì
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Lockdown totale: a chi giova?

a cura di Maria Parente

A quasi un anno dalla conclamata epidemia – era il 10 marzo 2020 – si prospetta prepotentemente, per l’ennesima volta, l’idea di una chiusura totale, netta e drastica, per il periodo il necessario alla riduzione dei contagi e delle vittime con l’intento di frenare l’avanzata della variante inglese, attualmente presentata dal 20% dei contagiati italiani. Ancora un lockdown in termini pratici, confinamento e chiusure delle attività; nulla di nuovo, scene tratte da un film già visto ma che a ripensarci ci fa rabbrividire. Come se poi, i lockdown messi in atto fino a ieri, fossero realmente serviti allo scopo per cui si ricorre: i contagi calano nel periodo delle chiusure per poi ritornare alla soglia di rischio dopo quindici giorni dalle riaperture senza tener conto che ci sono attività mai ripartite dall’ultima chiusura quali palestre e sport in generale, settore wedding e fiere, impianti sciistici ed in parte anche la ristorazione. Per citarne alcuni. Pur ripartendo con l’essenziale la situazione non accenna a migliorare e in considerazione di tutto ciò l’unica proposta dai consulenti del governo è CHIUDERE, irrimediabilmente. Due, tre, quattro settimane. Ad oltranza. Poi si riapre per evitare agitazioni e malumori popolari, dopo ancora qualche mese però tornano obbligatoriamente le chiusure perché “il virus avanza, il contagio è fuori controllo” dunque, non ci sono alternative magari più efficienti per fermare la corsa del virus: nemmeno la somministrazione delle “preziose fiale” ha sortito l’effetto sperato ovvero quello di tornare, lentamente, padroni della nostra vita. C’è sempre chi minaccia, chi paventa le soluzioni peggiori, per intimorire e eclissare la serenità degli uomini. Un vicolo cieco, un baratro da cui non riusciamo a risalire, un incubo da cui è impossibile rinsavire. Probabilmente qualcuno che a caso si trova su un gradino più in alto di noi ha deciso di spegnere la nostra esistenza, gli entusiasmi, l’allegria o comunque tutte quelle piccole gratificazioni che la vita ci aveva preservato. Abbiamo dimenticato cosa sia lo svago, un hobby, coltivare una passione oltre le mura domestiche : ho come l’impressione che alla pari di un robot abbiano deciso di programmare e indirizzare la nostra quotidianità al percorso univoco “casa-lavoro“, per chi può ancora permettersi di lavorare ovviamente, per i più fortunati insomma, mentre dall’altra parte, c’è una più folta schiera di famiglie che hanno perso anche questo diritto e sono relegati nelle loro case, tra angosce e preoccupazioni, senza alcuna prospettiva futura. Qualcuno sostiene di dover dimenticare la vita com’era prima, un cambiamento è in atto: un salto di specie, un’evoluzione multisettoriale, una realtà green, a favore della sofisticazione tecnologica che potrà fare anche a meno di tutti questi umani. Troppi, indesiderati e quasi fuori da ogni forma di controllo: riduzione della popolazione e ridimensionamento per chi rimane sono gli strumenti giusti per concretizzare la nuova organizzazione mondiale.

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