7 Marzo 2021, domenica
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Crisi dissolta, Conte resta ma la fiducia ha un prezzo: spuntano le promesse a Mario Monti

a cura di Maria Parente

Approvato dalla Camera e, seppur in modo esiguo dal Senato, Giuseppe Conte riceve la fiducia necessaria per poter continuare la sua esperienza-bis nonostante lo scetticismo e la disapprovazione dei 140, e 6 astenuti, tra questi Maria Elena Boschi che giustifica la sua linea solo per “consentire una maggiore apertura al dialogo”. Gli altri invece, i 156 senatori supporters del Governo, credono pienamente nel piano predisposto da Conte e dai suoi, che pone tra le priorità il piano vaccinale, il Recovery Plan e i ristori. Scanditi precisamente in quest’ordine e auspicandoci che proprio i ristori citati in coda rappresentino seriamente un punto imprescindibile della politica continiana. Tra i componenti di spicco di Palazzo Chigi, Conte si avvale del consenso della senatrice Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e testimone della Shoah italiana nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale»; e di Mario Monti, già Presidente del Consiglio dei Ministri per il biennio 2011-2013 a capo dell’omonimo Governo Monti, senatore a vita dal 9 novembre 2011. Il Premier Conte, in un certo senso, tira un sospiro di sollievo sapendo di poter contare su un’ex di eccellenza, il Prof. Monti, voto di fiducia concesso ma subordinato all’accettazione di alcuni principi fondamentali. 

In primis, secondo Monti, i ristori non dovrebbero essere più destinati genericamente a tutte le attività imprenditoriali ma solo a quelle che hanno concrete possibilità di sviluppo dopo la pandemia, mentre per i destinati alla cessazione sarebbe più opportuno preparare ammortizzatori sociali più adatti al reinserimento delle maestranze sul mercato del lavoro. In seconda istanza, Mario Monti chiede all’esecutivo e a qualsiasi maggioranza di riflettere sull’avvio di una riforma fiscale che tenga conto delle sollecitazioni giunte non solo dalla Commissione Ue e dall’Ocse, ma anche, di recente, dalla Banca d’Italia per spostare il carico fiscale dal lavoro alle rendite e ai patrimoni in modo da creare un sistema teoricamente più equo. Anche perché, ribadisce l’ex presidente del Consiglio, nel 2022 «verrà reintrodotta la disciplina su disavanzi e debiti pubblici» e l’Italia rischia di arrivare con l’affanno a questo appuntamento visto che quest’anno si attende un debito/Pil al 158,5% e un deficit/Pil all’8,8 per cento.

Le parole di Monti sembrano «dettate» dalla Bce e dalla Commissione europea che hanno ben chiaro come l’Italia possa difficilmente sopravvivere in autonomia nel momento in cui gli stimoli monetari pandemici cesseranno. Dunque non si parla affatto di MES, su cui si dibatte Renzi tutt’ora, ma di riforme fiscali per preparare l’Italia di oggi al futuro domani: attenzione perché- si legge- potrebbe non essere più in grado di “sopravvivere in autonomia” ma eventualmente grazie agli interventi provenienti dai sommi organismi europei. Potrebbe concretizzarsi anche per la nostra penisola la sottomissione obbligata alla Troika ovvero “l’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi” e composto da da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, solo da marzo 2015 i designata con il termine Brussels Group le cinque parti coinvolte nella trattativa riguardante la crisi economica della Grecia: oltre alla troika, ne fa parte il Meccanismo europeo di stabilità e il governo della Grecia.

Maria Parente, caporedattrice de La Notte, così commenta la situazione attuale: “Brevemente, la Troika viene incontro alla situazione debitoria di uno Stato concedendo ,ad esempio, l’allungamento delle scadenze del debito e la concessione di nuove risorse ma queste misure sono vincolate a controlli da parte della Troika sul progresso delle riforme. Anche in Italia, soluzioni che di fatto andrebbero a ridurre il valore del nostro debito ai danni dei creditori sono viste a volte con favore. Ai sostenitori di strategie del genere andrebbero ricordate le condizioni di estrema difficoltà in cui si sono trovati, volenti o nolenti, i greci, e che hanno determinato l’intervento della Troika. Condizioni che in Italia dovremmo invece cercare di evitare.”

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