17 Aprile 2021, sabato
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Il bivio, sempre più evidente, tra imposizione vaccinale ed etica morale

a cura di Maria Parente

La Costituzione italiana nasce per garantire la tutela dei diritti fondamentali ad ogni singolo cittadino appartenente alla comunità. Il percorso che porta alla sua nascita è costituito da numerose tappe sino a consacrarla quale presidio della libertà e dei diritti dei cittadini: la suddivisione della Costituzione italiana in due parti (diritti e doveri dei cittadini, ordinamento della Repubblica) non è casuale ma ricalca proprio quest’impostazione. L’Italia dunque si eleva a Repubblica salutando definitivamente la Monarchia con l’approvazione del testo da parte dell’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948. Negli ultimi tempi la nostra Costituzione è sempre più spesso oggetto di dibattito chiamando in causa nello specifico l’art. 32 ,a tutela della salute dell’individuo, recita:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

L’ epidemia provocata dal virus Sars-CoV-2 ha praticamente messo in ginocchio il sistema medico sanitario, rivelando le gravi carenze organizzative e del personale, ma anche l’economia, l’istruzione, la cultura e lo spettacolo: non si rammenda un solo settore che ne sia uscito indenne. Come soluzione per ripartire viene proposto il vaccino per debellare il virus- sottovalutando le cure- e nonostante l’improbabilità sulla reale efficacia, dovrebbe essere obbligatorio per molte categorie, non potendo infliggere l’obbligazione all’intero popolo, ma limitandosi lo Stato al raggiungimento della cd. vaccinazione di massa per raggiungere l’immunità di gregge in Italia quindi dovrebbero risultare vaccinata il 70-80% della popolazione. Le categorie di riferimento che dovranno sottoporsi all’inoculazione del vaccino sono, come d’altronde già risaputo: personale sanitario e anziani, partendo dagli over 80 per poi proseguire con le fasce d’età, dipendenti pubblici, forze dell’ordine e personale scolastico. Non è assolutamente concesso il rifiuto. L’attuale classe dirigente non contempla l’ipotesi, violando consapevolmente uno dei diritti fondamentali dell’individuo(“nessuno è obbligato…” recita l’art.32) sin anche ribadito dall’art.35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che recita:

“Ogni persona ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali.”

Dunque in ciascuno dei dettati esaminati non si contempla che nel caso di eventuale pandemia anche solo un singolo soggetto debba essere obbligato alla vaccinazione, se non giustamente appellandosi al buon senso di ogni singolo per debellare un virus che ha condizionato negativamente l’esistenza di un’intera popolazione. L’obbligo, va specificato, non è da intendersi quale coercizione fisica all’esecuzione ma il condizionamento psicologico mediante l’utilizzo di escamotage quali il patentino vaccinale, decurtazione di stipendio o in extremis licenziamento dal lavoro, che volente o nolente indirizza il singolo “titubante” ad aderire , obbligatoriamente, alla vaccinazione. Lo si fa per una emerita causa: tutelare i soggetti a rischio che per qualche motivo non possono essere vaccinati, in questo modo si giustifica lecitamente l’imposizione governativa alle categorie che vivono quotidianamente a stretto contatto con i pazienti, con gli studenti, con i dipendenti. L’abuso di potere è pressoché lecito ma incostituzionale: viene meno il contemperamento degli interessi e dei diritti nei confronti di tutti coloro che potrebbero non essere “troppo convinti” di questa vaccinazione, violandone con consapevolezza l’integrità morale.

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