24 Novembre 2020, martedì
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Covid19, tre domande per riflettere ed una conclusione

a cura di Maria Parente

Il timore, l’angoscia per il futuro, ansia per organizzare la gestione proattiva per arginare la diffusione di un virus che dipingono di una letalità assai maggiore rispetto al grado che le è proprio. Enormi numeri, casi, dati e statistiche, asintomatici, positivi e debolmente positivi, tamponi e test sierologici: terrorismo mediatico e misure quasi totalmente inidonee allo scopo di contrastarne l’avanzata. Siamo sulla strada giusta?La strategia farraginosa scelta dalle Istituzioni sarebbe da giudicare un fallimento ma il tutto si risolve semplicemente dando la colpa agli italiani che non rispettano le regole, ignoranti ed egoisti verso il prossimo. Dunque il Governo e le Regioni svolgono egregiamente il loro lavoro, con senso del dovere, e noi le capre che ostacoliamo anzi rallentiamo l’efficienza delle misure adottate. Dopo sette mesi dall’arrivo del Covid19 nella nostra Penisola credo sia giunto il momento di porci qualche domanda a cui dare necessariamente una risposta.

-Quali sono le reali preoccupazioni dello Stato italiano?La tutela della salute pubblica, la salvaguardia dell’economia,il potenziamento delle strutture sanitarie?

-L’impellente necessità di usufruire dei fondi europei per salvare l’Italia dagli abissi, economici e sanitari, le cui carenze sono state prepotentemente portate a galla dalla diffusione della pandemia?

-Anche la scuola ne risente fortemente, molto più che nel resto dell’Europa e del mondo: frequentare le scuole sembrerebbe essere una delle principali cause di diffusione del virus nonostante l’utilizzo di dpi e igienizzanti. E’ dunque probabile che questi dispositivi non siano proprio totalmente efficaci a proteggere l’essere umano dal Coronavirus?

«Non sarà una guerra a uccidere milioni di persone ma un virus molto contagioso».«Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone nei prossimi decenni è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra. Non missili ma microbi.(…) La Banca mondiale stima che se ci fosse un’epidemia di influenza globale il danno stimato sarebbe di tre trilioni di dollari e milioni e milioni di morti». Questa una dichiarazione resa da Bill Gates qualche anno fa, nel corso di una conferenza, TedTalk, sull’Ebola. Non una guerra di armi ma microbi, qualcosa di molto simile che richiede le stesse precauzioni e restrizioni da adottare come il coprifuoco, limitazioni alle attività e alla libertà di circolazione. Dunque si, viviamo attualmente uno stato di guerra:una dittatura velata, meno opprimente di quella trascorsa, ma caratterizzata dal medesimo rigore.

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