24 Ottobre 2020, sabato
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Il referendum risponde al SI, il panorama politico si prepara per il futuro

|a cura di Maria Parente

Con il 69,64% di preferenze, il SI espresso dagli italiani inaugura una svolta epocale con la riduzione del numero dei deputati(da 630 a 400) e dei senatori(da 315 a 200): la proposta di revisione costituzionale è stata avanzata nel maggio 2018 dal M5S e dalla Lega al momento della sottoscrizione del “Contratto per il governo del cambiamento” dando vita al Governo Conte I poi ripresa con autorevolezza dal successo Governo Conte II nato nel settembre 2019 dall’accordo di programma tra Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali, portando avanti la proposta di “riduzione del numero dei parlamentari, avviando contestualmente un percorso per incrementare le opportune garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, assicurando il pluralismo politico e territoriale”, anche attraverso una revisione della legge elettorale in caso di esito positivo del referendum.

Con quasi il 70% di voti a favore, ora la riforma costituzionale entrerà in vigore e bandirà dai rami del Parlamento una quota di componenti pari al 36,5%. Un risultato, quello ottenuto con il referendum, che si ripercuoterà su tutto il territorio nazionale con la riduzione significativa per ogni regione e per le circoscrizioni estero, con qualche eccezione:  le due province autonome di Trento e Bolzano vengono equiparate alle regioni, assicurandosi tre senatori a testa. Rimangono invece invariati i seggi assegnati al Molise  e alla Valle d’Aosta .

Una vera e propria rivolta degli italiani, un risultato dannoso e insignificante per i sostenitori del NO che intravedono di fatto ripercussioni negative per le minoranze territoriali le quali rischiano di sparire senza che nessuno possa rappresentarle emeritamente nel Parlamento, e la democrazia defessa. Non un ragionamento che ha convinto tutti, difatti il NO ne esce avvilito , sfiorando quasi il 30% dei consensi: il SI stravince al Sud ma al Nord è di poco meno inferiore, dunque in conclusione, gli italiani hanno inteso sposare la proposta del taglio di parlamentari, pur consapevoli che gli interessi di molte piccole realtà verranno sacrificati, ma intenti a voler vedere nel concreto un cambiamento reale e possibile che stravolgerà diverse sfaccettature della nostra realtà politica, nel mirino una nuova legge elettorale e quella dei regolamenti parlamentari per garantire maggiore equilibrio.

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