Mascherine, il vero business della pandemia

|a cura di Maria Parente

La definizione della pandemia è stato l’input necessario per dare avvio alla commercializzazione invasiva di nuovi accessori che mai prima d’ora avremmo pensato di acquistare e indossare. Non solo le mascherine, guanti monouso e igienizzanti con cui a quanto pare saremo costretti ad annoverare per lungo tempo tra le nostre abitudini quotidiane ma anche visiere a mo’ di saldatori, addirittura accessori che servono per irrigidire le mascherine per evitare che si appiccichino alle labbra con conseguente sbavature di rossetto. Insomma , l’emergenza sanitaria ha fatto da premessa ad un autentico business delle aziende che operano nel campo sanitario

Ma è davvero sufficiente l’utilizzo di queste protezioni per scongiurare l’infezione respiratoria da Sars-Cov-2? Mi vien da chiedere, chi ci guadagna realmente? La popolazione con la difesa della salute mediante l’utilizzo di questi dispositivi o le aziende con la vendita massiccia del prodotto?

Gli interrogativi e le perplessità si rincorrono all’ordine del giorno , con le informazioni sempre poco chiare e talvolta contraddittorie. Nel mese di aprile, circa un mese dopo la diffusione dell’epidemia, l’OMS riconosceva l’efficacia dell’utilizzo delle semplici mascherine chirurgiche per proteggersi da un’eventuale trasmissione consigliando caldamente solo ai soggetti con sintomi come tosse o febbre o da chi si occupa di un caso Covid-19 confermato o sospetto, ma non consiglia alle persone sane di indossarle nella vita quotidiana. Sarà poi la comparsa dei cd. asintomatici a smantellare ogni certezza e imponendo dunque l’obbligo di mascherina a tutti i soggetti, indistintamente.

In ogni caso, da parte degli e-commerce si assiste alla sponsorizzazione di accessori impensabili ed anche improponibili a dire il vero che suscitano ilarità più che consenso da parte dei possibili acquirenti.

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