24 Novembre 2020, martedì
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ID2020 e Microsoft: come sopravvivere alle pandemie del futuro

|a cura di Maria Parente

Migliorare la vita delle persone: questo è il claim sponsorizzato dall’identità digitale denominata ID2020, ponendosi quale garanzia certa per la nostra incolumità dalla previsione di pandemie future.

Proprio così: il tormento e la crisi che hanno inondato l’intero pianeta sarà scenario prevedibile del prossimo futuro. Ed è lo stesso Bill Gates a proiettarci in nuovi e traumatici scenari: il Covid19 rappresenta solo una piccola parentesi di ciò che ci riserva l’avvenire. Non c’è da stare tranquilli secondo il fondatore di Microsoft: di pandemie ne arriveranno ancora e non passeranno inosservate.

Dunque imparata la lezione con l’avvento del Covid19 urge, per la prossima, non farsi trovare impreparati ed in primis gli Stati nazionali sono obbligati ad investire maggiormente nella sanità piuttosto che ad esempio sulla forza militare. Tra tutti quelli che ad oggi hanno saputo meglio reagire all’epidemia da coronavirus sono: Taiwan, Australia e Nuova Zelanda.

A tal proposito fa capolino ,come “scudo” di difesa per l’umanità, l’ID2020 ovvero un programma di identificazione elettronica che punta ad includere ogni persona sulla terra; svolge un ruolo fondamentale poiché come piattaforma va ad utilizzare la vaccinazione generalizzata.Ciò è possibile perché il programma andrebbe a sfruttare le operazioni di registrazione delle nascite, nonché delle vaccinazioni già esistenti, per andare a fornire ogni neonato di un’identità digitale portatile collegata biometricamente. In che modo questa identità digitale potrebbe essere “collegata biometricamente” al singolo individuo? La risposta è: tramite i Quantum Dot Tattoos, ovvero tatuaggi a punti quantici che implicano l’applicazione di microneedle a base di zucchero dissolvibili. Questi sono composti di due parti: il vaccino contro la malattia e dei punti quantici a base di rame fluorescente incorporati all’interno di capsule biocompatibili su scala micron. Quest’ultimi – che si dissolvono sotto la pelle – rilasciano dei punti quantici i cui schemi possono essere letti in futuro per identificare qual è il vaccino somministrato. Secondo il fondatore della Microsoft infatti, ci sarà un momento in cui avremo dei certificati digitali per mostrare coloro che si sono ripresi e quindi sono immuni dalla malattia. L’identità digitale non solo prevede qundue la possibilità di racchiudere tutte le informazioni personali dei cittadini in un microchip sottocutaneo, ma allo stesso tempo consentirebbe anche di somministrare i vaccini sotto forma digitale.

Gates suggerisce di “investire nella sorveglianza delle malattie, per arrivare ad includere un archivio digitale istantaneamente accessibile alle organizzazioni più rilevanti con la previsione di regole che impongano ai Paesi di condividere le loro informazioni.”

E’ esattamente il progetto che Gates sta finanziando con ID2020. Se diventasse realtà, in questo microchip sarebbero istantaneamente reperibili tutte le informazioni dei cittadini, comprese quelle ovviamente riguardanti le sue malattie personali debellando a tutti gli effetti il concetto di privacy, dal momento che tutti virtualmente potrebbero essere sottoposti ad una vera e propria sorveglianza digitale di massa.

E’ poi d’altronde risaputo come la ricerca sulla sconfitta delle malattie costituisca fonte guadagno sicuro per il secondo uomo più ricco della Terra: la fondazione di Bill & Melinda Gates è impegnata da tempo in prima linea per la diffusione dei vaccini e ha investito considerevoli somme di denaro per la loro diffusione. E’ stato lo stesso Bill Gates al forum di Davos del 2019 a spiegare come abbia ricavato enormi profitti da questa attività. La fondazione dell’imprenditore statunitense ha investito circa 10 miliardi di dollari nella diffusione dei vaccini che gli hanno garantito un ritorno economico di 20 a 1, che significa l’enorme cifra di 200 miliardi di dollari.

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