Coronavirus e sindrome di Kawasaki: bambini nel mirino

|a cura di Maria Parente

Non è ancora accertato , ma pare che ci possa essere un nesso conclamato tra i bambini che in qualche modo sono venuti a contatto con il Covid-19 e la seguente affezione negli stessi della sindrome di Kawasaki: si rileva che nelle zone più colpite in Italia dal virus ci sia stato un boom di casi della malattia nei bambini, rarissima, che nella norma si verifica in media su 9 bambini in un anno.


A Bergamo c’è stato un vero e proprio “boom”: in soli due mesi dallo scoppio dell’epidemia si sarebbero registrati tanti pazienti bambini o adolescenti quanti se ne osservavano mediamente in diversi anni. La stessa evidenza si è registrata anche in Gran Bretagna.
Il problema che sta emergendo sempre di più, specie nelle aree in cui ci sono stati moltissimi casi d’infezione, si chiama vasculite: a volte interessa le arterie coronariche, che tende a presentarsi in neonati e bambini tra 1 anno e 8 anni. Essa è caratterizzata da febbre prolungata, esantema, congiuntivite, infiammazione mucosa e linfoadenopatie. Possono svilupparsi aneurismi delle arterie coronariche e rompersi o causare infarto del miocardio.


Dall’altra parte della Manica, peraltro, il Guardian segnala che il National Health System (Nhs) riporta una crescita nelle ultime settimane dei casi d’infiammazione che hanno portato al ricovero in terapia intensiva bambini di diverse età nel Regno Unito.


Insomma: il Sars-CoV-2 nasconde ancora molti dei suoi aspetti, in termini di manifestazione di malattia acuta e a distanza.

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