22 Giugno 2021, martedì
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La nostra Italia “confusa e felice” tra Cina e Russia, rinnegando origini e patti

|a cura di Maria Parente

La Cina, colosso asiatico al centro degli interessi commerciali internazionali, si rivela quasi sempre protagonista di eventi che in un modo o nell’altro incidono sugli equilibri mondiali: non da ultimo con la diffusione dell’epidemia da Covid-19 sviluppatasi precisamente nella città di Wuhan, in Cina, ci si trova a dover ridiscutere i suoi rapporti con l’Europa e special modo con l’Italia.

D’altronde, come tutto ha inizio è ben noto a tutti: correva l’anno 1999 quando Prodi, il Professore, annunciò a Pechino l’istituzione di una Camera di Commercio Ue-Cina anche se il vero colpo di fulmine ci fu nel maggio 2000 quando avvenne l’incontro fatale tra Europa e Cina: in quella data si chiuse l’accordo che ha dato il via libera all’ingresso della Cina nel WTO(Organizzazione Mondiale del Commercio). Il Professore non perse occasione per esprimere “soddisfazione”e definire l’accordo “storico”poiché dal suo punto di vista l’intesa rifletteva ampiamente “gli specifici interessi europei sul mercato cinese” e avrebbe quindi assicurato “molti posti di lavoro ai cittadini europei” . In queste affermazioni dunque, qualcosa non torna: se per la Cina, infatti, è il momento della svolta, per l’Europa è l’inizio di un incubo fatto di concorrenza sleale, di prodotti contraffatti, di aziende costrette a chiudere e di lavoratori licenziati. 

Il Professore, parrebbe che, non sia riuscito a rendersi conto della gravità della situazione tanto che, senza una strategia ma per puro spirito propagandistico, si è ostinato ad aumentare e moltiplicare i rapporti tra la Cina e il Vecchio Continente. Qualche numero: in Italia, tra il 2000 e il 2005, l’import cinese nel settore tessile ha toccato cifre da record, con un incremento delle importazioni dei pantaloni fino al 1960%, dei pullover fino al 1250%, delle magliette fino al 537%, dei cappotti fino al 757%, mettendo così in crisi 28.000 aziende e in pericolo 90mila posti di lavoro. In Europa, invece, sono a rischio quasi un milione di posti di lavoro. Altro settore in crisi è quello calzaturiero: negli ultimi anni l’Europa ha importato dalla Cina più di un miliardo di paia di scarpe, mettendo a repentaglio più di 70mila posti di lavoro. E ancora, la Commissione non ha saputo difendere le nostre produzioni Solo con la nuova Commissione Barroso, nel 2005, sono stati presi i primi tardivi provvedimenti per cercare di far fronte allo shock da importazioni cinesi.

Dal 2000 al 2004, si è registrato un aumento clamoroso dell’importazione di alcune merci cinesi, in media del 700%. La Cina ha invaso il mercato europeo con valanghe di prodotti apparentemente a basso costo, in realtà il costo è elevatissimo: in Cina questi prodotti, dall’abbigliamento all’agro-alimentare, fino agli apparecchi tecnologici, vengono realizzati senza alcun rispetto per i diritti umani, con salari irrisori, senza rispetto per l’ambiente, senza garanzie per la sicurezza dei consumatori, spesso impiegando manodopera minorile. Troppe volte queste merci sono contraffatte, incentivando così un mercato immenso, che ha visto crescere il suo giro d’affari del 1300% e che finanzia organizzazioni criminali.

Se Prodi dunque ha avuto il merito di dar vita a questa intesa straordinaria e di buon auspicio per l’intera Europa, ad intensificare i rapporti commerciali interviene il Memorandum of Understanding, firmato il 23 marzo 2019 a Roma, sancendo l’inizio di una nuova collaborazione istituzionale e commerciale.

A Villa Madama sono stati siglati 29 accordi che fissano l’inizio del nuovo “asse Italia-Cina“, rispettivamente 19 istituzionali e 10 commerciali che – secondo le stime del governo – potrebbero produrre un volume di affari di 20 miliardi.

A firmare materialmente l’accordo sono stati, per l’Italia, il Ministro dello Sviluppo economico (l’allora) Luigi Di Maio e, per la Cina, il presidente della National Development and reform Commission, He Lifeng.

Il cuore del patto è la Nuova Via della Seta, o “Belt & Road Initiative”, ovvero l’iniziativa di collaborazione internazionale avviata dalla stessa Cina nel 2013 con lo scopo di integrare al meglio la propria economia con quella mondiale. Con questo Memorandum of Understanding, l’Italia si afferma primo Paese del G7 ad aderire al progetto. Gli accordi includono importanti iniziative innovative riguardanti connettività, trasporti, partnership commerciali e scambi culturali.

D’altro canto poi c’è Matteo Salvini, di cui è tristemente nota la trattativa per finanziare con soldi russi il partito della Lega. Ed anche su questo ci sarebbe da dire ma ciò che conta in questo momento è ricostruire le tappe che dal recente passato ci aiutano nella comprensione degli eventi del presente attuale.

Le conclusioni che ne derivano da tale analisi sono poco rassicuranti e soprattutto avanzate con un grande interrogativo: l’Italia che il 4 aprile 1949 aderisce alla NATO, contando oltre 120 basi dichiarate nella nostra Penisola, e che entra a far parte dell’Unione Europa il 25 marzo 1957, non si spiega come razionalmente possa allearsi commercialmente con la Cina e politicamente, si potrebbe dire, con la Russia entrambi Paesi extra europei e storici “nemici” del continente americano.

Ci sarebbe da far chiarezza, siete d’accordo?

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