Governo Coste Bis, plauso dall’Europa ma resta lo scetticismo degli italiani per la democrazia latente

L’Unione Europea può finalmente esultare per il neonato Governo italiano: coalizione perfetta, quella tra il M5S e i Dem ,che in soli 15 giorni(a differenza degli 89 impiegati dal M5S con la Lega)è riuscita a concretizzare il futuro politico dell’Italia. Una crisi di governo, quella che ha campeggiato in Parlamento per l’intera estate, che sembra essersi dissolta insomma, in una bolla di sapone . Da Junker a Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue: euforia alle stelle per quanto i vertici dello Stato italiano siano riusciti ad allinearsi, quasi a combaciare, con le prerogative e le esigenze prospettate dalle Madre Patria(l’Europa). Non manca il plauso della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, anche se tuttavia sembra essersi irritata per la nomina di Luigi di Maio,ex vicepremier e ministro del lavoro, a Ministro degli Esteri.

Sembrerebbe un’assurdità ma stando ai fatti, il governo Conte bis nasce grazie ai voti del sondaggio lanciato dalla piattaforma Rousseau, conferendo “pieni poteri” al popolo ed in particolare agli elettori grillini che hanno espresso consensi favorevoli alla formazione del governo giallorosso. Non pochi cambiamenti, tra questi Luigi Di Maio “sconsacrato” dal suo precedente ruolo imperativo e riproposto sulla scena come Ministro degli Esteri, affinché potesse essere collocato sempre e comunque un passo dietro al Premier Conte, poiché non si spiega come un uomo giovane e con alcuna competenza in ambito, possa essere investito da una carica troppo che deve aver cura di affari delicati e troppo oltre gli interessi territoriali.

I Ministri-Ventuno ministri, dieci del MoVimento Cinquestelle, nove del Partito democratico, uno di Leu. Più una ministra “tecnica”, l’ex prefetta di Milano Lamorgese, che arriva al Viminale. Di seguito l’intera squadra.Risultati immagini per governo conte bis

Occhi puntati sul ministro tecnico, novità al governo, Luciana Lamorgese che prenderà il posto di Matteo Salvini ,quale Ministro degli Interni; Alfonso Bonafede alla Giustizia (M5s),Lorenzo Guerini alla Difesa (Pd) ,Roberto Gualtieri all’Economia (Pd),Dario Franceschini alla Cultura e Turismo (Pd) ,Paola De Micheli ai Trasporti (Pd) , Roberto Speranza alla Salute (Leu),Lorenzo Fioramonti all’Istruzione (M5s),Stefano Patuanelli allo Sviluppo Economico (M5s),Nunzia Catalfo al Lavoro (M5s),Teresa Bellanova all’Agricoltura (Pd),Sergio Costa all’Ambiente (M5s).

Senza portafoglio, nominati i ministri:Federico d’Incà ai rapporti con il Parlamento (M5s),Paola Pisano all’Innovazione tecnologica (M5s), Fabiana Dadone alla Pubblica amministrazione (M5s),Peppe Provenzano al Sud (Pd),Francesco Boccia agli Affari regionali (Pd),Elena Bonetti alle Pari opportunità e famiglia (Pd),Elena Bonetti alle Pari opportunità e famiglia (Pd),Enzo Amendola agli Affari europei (Pd),Vincenzo Spadafora alle Politiche giovanili e allo Sport (M5s). Nominato sottosegretario a Palazzo Chigi , Riccardo Fraccaro.

Il Programma

Lavoro
Il taglio del cuneo fiscale è pensato come agevolazione a favore dei lavoratori, non delle imprese, nel senso che il programma prevede di «ridurre le tasse sul lavoro a favore dei lavoratori». Significa che il beneficio è destinato ad aumentare il salario dei lavoratori.
Altro punto fondamentale, il salario minimo, caro al M5S. Il programma fornisce solo un’indicazione di massima, relativa all’intenzione di introdurlo e di garantire le tutele massime a beneficio dei lavoratori. I Il ddl Catalfo, che rappresenta sostanzialmente la linea pentastellata, prevede un minimo di 9 euro l’ora, mentre la proposta del Pd non fissa per legge un tetto, ma prevede che il minimo sia quello stabilito dai contratti collettivi. Due impostazioni diverse, che dovranno a questo punto trovare una sintesi.
Il programma prevede anche una norma sull’equo compenso per i lavoratori non dipendenti e una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni. Altre misure sul lavoro: diritti dei lavoratori digitali (riders).

Fisco e Flat tax
Anche le misure di riforma fiscale non vengono identificate con precisione, il programma si limita a stabilire l’esigenza di un riordino del sistema.
Da sottolineare l’assenza di riferimenti alla flat tax, che invece era un cavallo di battaglia della precedenza maggioranza con la Lega.
Previste anche una web tax per le multinazionali.

Crescita
Per il Sud, piano straordinario di investimenti, istituzione di una banca pubblica per gli investimenti “che aiuti le imprese in tutta Italia e si dedichi a colmare il divario” esistente nel Paese. Focus sul turismo, potenziamento dell’export concentrato in particolare sul Made in Italy.

Imprese
Sulle imprese si sono concentrate le ultime riunioni insieme ad agricoltura e welfare, con il progetto di assegno unico per la famiglia. Tra le ipotesi il ritorno dell’Ace, lo sconto fiscale per gli investimenti, all’interno di un rilancio del piano industria 4.0. Anche da lì potrà passare il ripensamento rispetto all’impostazione dei programmi gialloverdi. “Per uscire dalla crisi serve un’alleanza forte con le imprese” ragiona Graziano Delrio, che da capogruppo Pd alla Camera è stato in prima fila nel lavoro di costruzione del programma.

Pensioni
Il cambiamento dovrebbe avvenire prima di tutto sul terreno delicato della previdenza. Sull’orizzonte dei programmi tramonta l’addio alla legge Fornero, che aveva fatto alzare le barricate a Bruxelles, sostituito da una probabile revisione di Quota 100 per far quadrare le cifre della legge di bilancio. Un’inversione a U che darebbe argomenti anche al cambio di atteggiamento in Europa.

Migranti
Il Conte-2 sarà presto chiamato a scrivere nuovi articoli e commi per sostituire le parti dei decreti sicurezza più indigeste al Quirinale. Se si rimane ad agende politiche e contratti, invece, le differenze sfumano: i giallorossi, come i gialloverdi, chiedono una “forte risposta europea”, per non lasciare l’Italia da sola sulla prima linea, e la lotta al traffico illegale di persone. I giallorossi citano l’integrazione, assente dal contratto M5S-Lega, e non i rimpatri, su cui invece il programma del governo precedente aveva messo parecchia enfasi. E del resto un conto è la propaganda e un altro la realtà: nei 14 mesi di governo di rimpatri ne sono stati fatti molto pochi.

a cura di Maria Parente

 

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