“I Giardini di Bagh-e Babur” di Lorenzo Peluso: presentazione presso l’ODG della Campania

 

Venerdì 5 luglio 2019, si è tenuta presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti della Campania la presentazione de “I Giardini di Bagh-e Babur” (Graus Edizioni), l’ultimo lavoro letterario dell’inviato di guerra Lorenzo Peluso. A prendere parola, oltre all’autore, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, il colonnello Vincenzo Lauro, Comandante del Quartier Generale Italiano presso la base N.A.T.O. di Lago Patria, e il dottor Carmine Pinto, docente di Storia Moderna dell’Università di Salerno.

Si è registrata, oltre ai numerosi giornalisti in sala, la presenza e l’intervento del sindaco di Sanza Vittorio Esposito, quella del vicesindaco Toni Lettieri e degli assessori Marianna Citera e Angelo Marotta.

Il fil rouge che ha accomunato gli interventi di coloro che hanno preso parte alla presentazione, è stato il riconoscimento de “I Giardini di Bagh-e Babur” come di uno dei rarissimi casi di espressione letteraria di guerra vissuta da parte di un giornalista-autore italiano del nuovo millennio. «La guerra che il lettore del nuovo millennio conosce –spiega Carmine Pinto- ne costituisce solo una rappresentazione digitale, con tutte le semplificazioni, le banalizzazioni e le distorsioni che ne conseguono». Sulla stessa lunghezza d’onda l’autore Peluso: «ciò che arriva all’europeo medio tramite la televisione è una semplificazione di comodo del conflitto. L’Isis ha origini complesse che non si esauriscono nella religione. La religione, di fatto, non c’entra niente: La propaganda dell’autoproclamato Stato Islamico fa leva sulla paura e, soprattutto, su un’ignoranza abissale e sul pesante senso di frustrazione sociale e sessuale che affligge buona parte della popolazione rurale. Alla fine —continua Peluso—, come sempre le principali vittime dei conflitti sono le donne, sempre più svilite nella propria identità e relegate ai margini della società, oltre a subire stupri ed essere ridotte in schiavitù sessuale». «Non dobbiamo, però, pensare che sia sempre stato così: —conclude l’autore— se vediamo foto e documenti dell’Iran, Iraq, Afghanistan e Pakistan degli anni ’70, sarà facile imbattersi in foto di studentesse universitarie vestite all’occidentale, minigonne comprese. Poi arrivò la rivoluzione islamica e, tra lotte di potere e avvicendamenti vari, ci troviamo il mondo islamico che conosciamo oggi».

Il colonnello Vincenzo Lauro, invece, sottolinea il lato umano dell’autore, che emerge dalle capacità di ritrarre i soggetti delle fotografie e dalle sue capacità di adattamento alla vita militare, per niente facile in zone di guerra. L’autore ha dunque colto l’occasione per ringraziare, ancora una volta, il corpo militare grazie al quale «[…] per ben dodici volte sono potuto tornare a casa». La presentazione si conclude con una considerazione molto personale sui pericoli che il lavoro di inviato di guerra comporta: «Ogni volta che parto, scrivo una lettera a mio figlio, poi la sigillo. In queste lettere scrivo le solite indicazioni pratiche che si scrivono in questi casi, le mie speranze per la sua vita e altre cose molto personali. Ora, le lettere sono dodici, lì, a casa, che si accumulano. Spero non le debba leggere mai»

“I Giardini di Bagh-e Babur” è un lungo viaggio, umano e fotografico, tra le aree più calde del Medio Oriente. Dall’Iraq all’Afghanistan, Peluso prende per mano il lettore italiano e lo guida, attraverso uno stile agile ma dettagliato, tra le retrovie dei conflitti armati e i retroscena delle stanze dei bottoni, senza però mai tralasciare i lati più drammaticamente umani del conflitto. Pur essendo evidente la natura giornalistica de “I Giardini di Bagh-e Babur”, Peluso fa della sua cronaca di guerra un’occasione per informare il lettore delle drammatiche condizioni di vita (e di morte) dei paesi interessati dai conflitti, senza per questo cedere alla tentazione dello choc facile della pornografia del dolore.

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