PD,Zingaretti:”Emergenza rifiuti nella capitale,ipotesi commissario”

Il 2 luglio, a margine di un evento a Roma, il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha parlato dell’emergenza dei rifiuti della Capitale e della possibilità che si possa arrivare alla nomina di un commissario per risolvere questo problema. Secondo il presidente della Regione Lazio, “se si dovesse arrivare a questa soluzione, bisognerebbe chiedere i motivi. Il ciclo regionale dei rifiuti, esclusa la Capitale, è in equilibrio”.

L’ordinanza della Regione Lazio

Il 2 luglio, in una lettera inviata a Zingaretti e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha chiesto che “gli impianti regionali di smaltimento dei rifiuti devono essere obbligati a ricevere la spazzatura di Roma fino al massimo della loro capienza. Questo può farlo il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti con una apposita ordinanza”.

Questo è quanto avvenuto il giorno successivo, quando la Regione Lazio ha annunciato con un comunicato sul proprio sito che “in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente” avrebbe emanato un’ordinanza affinché “tutti gli impianti di trattamento dei rifiuti del Lazio garantiscano la massima operatività per accogliere i rifiuti prodotti dalla città di Roma”.

Questa decisione è stata presa in base all’articolo 191 del decreto legislativo n. 52 del 2006, che permette di attuare misure urgenti per “consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti”, rispettando la tutela della salute e dell’ambiente.

Dove finiscono i rifiuti nel Lazio

Come spiega l’Agenzia regionale protezione ambientale (Arpa) del Lazio, “il sistema impiantistico regionale per la gestione dei rifiuti viene definito dalla Regione Lazio attraverso il Piano di gestione dei rifiuti”.

L’ultimo Piano è stato approvato dal Consiglio regionale il 18 gennaio 2012 e divide il territorio del Lazio in cinque Ambiti territoriali ottimali (Ato) per la gestione dei rifiuti urbani: Frosinone, Latina, Rieti, Roma e Viterbo.

A gennaio 2019, la Direzione regionale delle politiche ambientali e ciclo dei rifiuti della Regione Lazio ha pubblicatoun documento intitolato “Piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio – Linee strategiche” (approvato poi a febbraio dalla Giunta) che, tra le altre cose, definisce per l’arco temporale 2019-2025 la valutazione del fabbisogno impiantistico nei cinque Ato laziali e le azioni da attuare nel medio termine per raggiungere gli obiettivi del Piano.

Il rapporto si basa sui dati più aggiornati in materia, relativi al 2017. Secondo la Regione, nel Lazio vengono prodotti quasi 3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui circa 1,6 milioni sono indifferenziati.Questi numeri sono in linea con quelli pubblicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) per il 2017, nel suo rapporto più recente Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2018.Immagine correlata

Nel 2017, oltre l’80 per cento dei rifiuti indifferenziati nel Lazio (circa 1,3 milioni di tonnellate) è stata inviata a impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb) regionali, che con processi meccanici e biologici modificano i rifiuti, generando prodotti che in seguito devono trovare una collocazione definitiva. Circa 174 mila tonnellate delle rimanenti sono state trattate, sempre all’interno della Regione, in impianti a trattamento meccanico. Circa 58 mila tonnellate sono poi state inviate in parte fuori regione, in parte all’estero (in Austria sono state mandate 50 mila tonnellate di rifiuti, tutte dal Comune di Roma).

La situazione degli impianti

Come spiega il rapporto, “per la gestione del rifiuto urbano indifferenziato la situazione appare attualmente fortemente dipendente dall’impiantistica extraregionale. In particolare, la situazione della città di Roma che produce da sola quasi il 58 per cento del totale dei rifiuti urbani generati nell’intero territorio regionale, appare affetta da una cronica carenza del sistema impiantistico”.

Semplificando: allo stato attuale, la configurazione degli impianti nella Regione Lazio non consente la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani, ossia che questi siano raccolti, trattati e smaltiti all’interno del territorio regionale.

Ma è vero che, come afferma Zingaretti, senza Roma la Regione Lazio sarebbe in equilibrio?

Il trattamento dei rifiuti

Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti, la Regione è in equilibrio. Come si legge nel rapporto, infatti, “non è garantita l’autosufficienza su base di Ato mentre è garantita l’autosufficienza su scala regionale”. Semplificando: alcuni Ato hanno maggiori capacità di trattamento rispetto a quelle richieste, “mentre l’Ato di Città Metropolitana e di Roma Capitale non risultano soddisfatte”. Nel complesso la situazione si riequilibra, ma Roma è sicuramente dal lato di chi crea il problema e non di chi lo risolve.

Lo smaltimento dei rifiuti

Diversa la situazione per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti. In questo caso la Regione Lazio, come anticipato, non è autosufficiente e deve rivolgersi ad altre regioni e anche ad altri Paesi. “La maggiore criticità al momento presente nella Regione Lazio – evidenzia il rapporto – è la scarsa disponibilità di discariche per lo smaltimento degli scarti derivanti dal trattamento del rifiuto indifferenziato e dagli scarti derivanti dal recupero della frazione differenziata”

Roma ha infatti un’insufficiente capacità di smaltimento (così come quella di trattamento citata sopra) prevista per il 2019 e tutti i prossimi cinque anni. Ma non è la sola.

Tra le altre province, ad esempio, quella di Rieti si affida all’Ato di Viterbo per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, come previsto dal Piano regionale, mentre secondo previsioni quella di Latina non ha la capacità di smaltimento autorizzata.

Ormai da tempo una delle soluzioni che spesso viene suggerita per risolvere la crisi dei rifiuti a Roma è quella del commissariamento, ossia di un’autorità con poteri che scavalcano quelli del Comune e della Regione.

Il 3 luglio, intervistato da Radio Radio, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha però dichiarato che questa ipotesi “sarebbe un fallimento della norma ordinaria dello Stato. Penso che una cabina di regia sia la soluzione che faccia parlare le istituzioni tra di loro. I cittadini devono credere in quello che fai, perché sono loro la tua prima sentinella. Dobbiamo evitare di assecondare le emergenze e bloccarle”.

Già a fine dicembre 2018 – durante la difficile gestione dei rifiuti a Roma, sotto le festività natalizie – il ministro aveva riportato una posizione simile, intervistato da Il Messaggero: “non è che un Commissario possa inventarsi altre soluzioni: anzi, passerebbe diversi mesi solo per capire come organizzare i lavori. Diverso sarebbe stato se i due enti responsabili, Regione e Comune, non avessero dialogato”.

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