Il Paese della “gentilezza”: usi e costumi delle Filippine

Un viaggio nelle Filippine sarà l’opportunità per scoprire paesaggi tropicali di rara bellezza, esplorare i fondali marini più bellidel mondo, ma anche per entrare in contatto con un popolo incredibilmente civile e rispettoso. Scopriamo i principali usi e costumi delle Filippine, il Paese della gentilezza.

Nella cultura filippina la devozione e il rispetto nei confronti delle persone anziane e con maggiore esperienza di vita svolgono un ruolo molto importante. In generale cordialità, gentilezza e rispetto sono considerati l’essenza della convivenza all’interno di una comunità, per questo sono stati codificati nel tempo gesti, rituali e formule volte proprio a conservare queste virtù e questo spirito.  Abbiamo raccolto i più significativi e più caratteristici di questo popolo.

Il “Mano Po” per esprimere rispetto

La parola “Mano”, che ha lo stesso significato e la stessa origine etimologica dell’italiano, unita al termine “Po”, intraducibile da solo, esprime un gesto di estrema cortesia e deferenza. Si tratta di un’espressione verbale che accompagna, di norma, un gesto di rispetto nei confronti dell’interlocutore, al quale si riconosce così una posizione di superiorità per anzianità, ruolo o esperienza di vita.  Il termine Po viene spesso inserito al finale delle frasi per renderle più cortesi.

Il senso della comunità

Anche il grande senso della comunità del popolo filippino è espresso dal linguaggio:

Bayanihan: termine traducibile come “impresa cooperativa”, deriva da “bayan” che significa letteralmente “comunità” ed esprime lo spirito di collaborazione, e di solidarietà, in vista di un obiettivo comune che caratterizza questo popolo. Un concetto di cooperazione che ha le sue origini nelle zone rurali del paese, dove è fortissimo il senso di supporto solidale tra famiglie.

Ambag among: questo termine indica il contributo (soldi o beni materiali) che parenti e amici donano alla famiglia di un defunto nei 9 giorni dedicati al lutto. Un gesto per onorare la memoria della persona scomparsa, ma anche e soprattutto per dare sostegno alla famiglia che ha subito la perdita.Immagine correlata

Ate/Kuya: letteralmente “fratello” e “sorella”. È con questi termini familiari che i filippini sono soliti rivolgersi a chiunque, anche ad estranei, quando domandano qualcosa, un’informazione, un’indicazione stradale, etc. Questo dipende dalla centralità della famiglia come modello di qualsiasi legame sociale. Ogni comunità, anche la più estesa, è considerata una famiglia.

Il valore dell’ospitalità

Il Kain Kain: entrando in una casa filippina sentirete sicuramente pronunciare queste parole, si tratta dell’invito a condividere il cibo, un gesto di accoglienza e ospitalità. Di norma, per rispetto, all’ospite si riserva l’ultimo boccone del piatto in tavola.

Il rito Tagay: la parola “tagay” significa “brindisi” e si utilizza per celebrare un rito di “bevute” in compagnia. In un contenitore si mischiano ghiaccio e la bevanda alcolica prescelta, dopodiché si prende un unico bicchiere per tutti i partecipanti e una bacinella riempita d’acqua. Una persona viene delegata alle operazioni di riempimento e lavaggio del bicchiere. Anche in questo rito di festa si esprimono il senso di fratellanza, di condivisione e l’apertura all’altro caratteristici del popolo filippino.

fonte: forexchange.it

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