Ue: elezioni europee, le Chiese cristiane sono ottimiste

All’Europa sempre meno cristiana, sono le Chiese cristiane a crederci di più. Sembra un paradosso, ma la campagna elettorale per le europee di maggio è nel vivo non soltanto in campo politico, ma nelle chiese, cattoliche e protestanti, che affermano posizioni precise a favore di un netto sì all’Europa. Se gli Stati nazionali europei sono sorti innestandosi a uno scisma, quello della Riforma protestante, il XXI secolo s’affaccia su un continente che vede quella stessa cristianità trovare comunanza d’intenti. 

In casa cattolica è scesa in campo la Commissione delle Conferenze episcopali della comunità europea (Comece), in casa protestante la Conferenza delle chiese europee (Kek) che unitamente alla Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme) ha lanciato una vera e propria campagna di sensibilizzazione, e la Comunione delle chiese protestanti in Europa (Cpce) che ha diffuso il suo appello alla partecipazione al voto.

L’Europa è il nostro futuro è lo slogan per la partecipazione
A partire dallo slogan ‘L’Europa è il nostro futuro’, Kek e Ccme si rivolgono alle comunità perché si attivino a favore della partecipazione al voto, considerato il serio pericolo dell’assenteismo, e facciano quadrato a difesa dell’Ue: “Il pericolo del populismo e dell’estremismo politico – dichiarano – ha toccato livelli mai raggiunti nella storia moderna della Ue”. Le riunioni si susseguono in queste settimana a ritmi serrati.Immagine correlata

”Oggi – si legge nel documento diffuso al termine di un incontro della Conferenza delle Chiese europee  con Giuli Francis Dehqani, vicepresidente della Chiesa d’ Inghilterra,  Christian Krieger, presidente della Chiesa protestante dell’Alsazia e della Lorena, il metropolita Cleopas, vicepresidente del Patriarcato ecumenico – riaffermiamo i vincoli di comunione ecclesiale ed ecumenica che uniscono le Chiese di tutta Europa”.

Le priorità dell’agenda politica per le Chiese cristiane
Le chiese cristiane oggi sembrano avere le idee chiare sulle priorità dell’agenda politica: pace, diritti umani, inclusione sociale, migrazioni, cambiamenti climatici, trasparenza finanziaria, lavoro. Forse per la prima volta nella storia, le chiese cristiane, in modo esplicito, diretto, sono concordi su una visione d’Europa dove l’identità coniuga pluralità e coesione e interpella gli abitanti europei, non ancora cittadini, a diventarlo.

Risuonano le parole di Papa Francesco, pronunciate nel 2016 in occasione del premio Carlo Magno: “Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?”. E’ a quell’Europa che la cristianità sta guardando. Le Chiese cristiane, in questo momento, sembrano non essere indietro, ma avanti rispetto ai mutamenti della storia, capaci di sconfinare, di andare oltre se stesse inserendosi nel dibattito politico.

Le Chiese cristiane oggi ‘europeiste’ sono nella stragrande maggioranza cattoliche e del protestantesimo riformato. Loro sono le prime ad esserne consapevoli. Coscienti di rivolgersi a un’ opinione pubblica che si sta posizionando non sull’appartenenza confessionale o religiosa, ma nazionale, etnica, culturale, con manipolazioni che si sedimentano nelle coscienze. Si tradurrà tutto questo nella costituzione di un nuovo soggetto politico? A Torino si è costituita la Rete Bianca per promuovere l’impegno dei cattolici in politica, ma nessuno parla ancora di formare un nuovo partito. Intanto si scatenano i sondaggi. Secondo il dossier Eurispes 2019, sembra crescere la fiducia nelle istituzioni (20,8% contro il 13% del 2018 e il 7,7% del 2017) e la convinzione di restare in Europa (sei su 10) usando la sua moneta unica (53,1%).

Fonte: affarinternazionali.it

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