BCE, intervento decisivo di Draghi: taglia stime e valuta messaggio su tassi

Oggi a Francoforte riunione del board della Bce, con la pubblicazione delle previsioni macroeconomiche per l’area euro: Draghi spianerà probabilmente la strada a un nuovo maxiprestito, anche per l’Italia.

Un’Italia che l’Ocse dipinge come solo all’inizio di una piena recessione, un’Europa che avrebbe bisogno, sempre secondo l’istituzione parigina, di uno stimolo fiscale che non c’è. Sembra la fotografia di alcuni anni fa, e invece è il quadro di oggi, in cui probabilmente la Banca centrale europea sarà chiamata, ancora una volta, a fare da ‘supplente’ ai governi. Mario Draghi avrebbe preferito tutt’altro, a pochi mesi dalla fine di un mandato vissuto in gran parte da ‘pompiere’ degli incendi europei. E invece la minaccia di guerra commerciale, le nubi impenetrabili su cosa stia davvero succedendo all’economia cinese, e un un ciclo d’espansione economica giunto al capolinea scompaginano i piani del presidente della Bce. Che oggi, con ogni probabilità, dovrà come minimo spianare la strada a un nuovo maxi-prestito ‘Ltro’ alle banche per impedire una dannosa stretta monetaria di fatto. E, forse, potrebbe persino avvicinare una nuova ‘guidance’, facendo presagire tassi d’interesse ancora ai minimi storici più a lungo, con gli economisti che già hanno fatto slittare le loro attese per il primo rialzo al 2020 inoltrato. Condizionando, come non avrebbe voluto fare, il mandato del prossimo presidente della Bce, quello che prenderà il suo testimone a novembre. Immagine correlata

Draghi probabilmente non annuncerà ufficialmente una nuova misura, ma preparerà la strada, in tempo per un maxi-prestito che impedisca a numerosi istituti di credito di trovarsi, da metà anno in poi, con liquidità insufficiente in base ai nuovi parametri Nsfr di Basilea che chiedono riserve un rapporto fra passivo e attivo con scadenza a un anno superiore al 100%. E’ un intervento che viene incontro in particolare alle banche italiane (e poi spagnole, in misura inferiore, e greche e portoghesi) pesantemente dipendenti dalla liquidità della Bce, che per sostituirla col ‘funding’ dei mercati pagherebbero tassi molti più alti. Trovandosi poi costrette a riversarle sui clienti. Una stretta monetaria involontaria che Draghi si trova a dover scongiurare, di fronte a una congiuntura tornata a farsi dura: solo per il 2009, la Bce aveva già tagliato a 1,7% la crescita attesa, un livello che ora molti economisti si aspettano venga avvicinato all’1% oggi pubblicato dall’Ocse nelle sue previsioni. Numeri su cui cui aleggiano molte incertezze, a partire dall’esito del negoziato Usa-Cina. E che rimettono la Bce e la politica monetaria al centro della scena a pochi mesi dalla fine del mandato di Draghi, in assenza di uno stimolo “coordinato” di bilancio come quello invocato dall’organizzazione parigina.(fonte ANSA)

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