“Dentro l’oscurità”: la scrittrice Loredana Berardi si racconta attraverso il suo nuovo libro

Inizia così la nuova opera autobiografica dell’autrice Loredana Berardi, descrivendo il suo inferno “ Dentro l’oscurità”.

Una vita fatta di rinunce e tanto silenzio, quel silenzio assordante che faceva sempre un gran rumore. Gli occhi tristi di una bambina che viveva perennemente nella paura, udendo le rivolte, alcune anche sanguinose come quella che seminò l’arrivo di “Renato Vallanzasca”. Detenuti sgozzati, due bare sotto la finestra, un ricordo indelebile ancora oggi difficile da cancellare.

Le grida rimbombanti dei carcerati che urlavano la loro voglia di libertà battendo le mani sulle sbarre delle celle. Quel sottile rumore che si sentiva in lontananza ma che poi arrivava sempre più prorompente nella sua mente, quelle manganellate, botte tra gli agenti di polizia penitenziaria e i detenuti.

Chiusa dentro la sua camera al buio, accovacciata all’angolo del muro attendeva piangendo che tutto quell’incubo passasse.

L’arrivo poi di alcune minacce da parte di brigatisti accentuò ancor di più quella faticosa esistenza. Vivere sotto scorta, sentirsi osservata e diversa dalla gente e dai suoi coetanei.

Un vissuto di solitudine nella solitudine che divorava giorno dopo giorno l’anima di quella ragazzina costretta a vivere in quella devastazione.

Una sera poi quella mitragliata sulla macchina di rientro a casa con la scorta e suo padre.

Quell’agghiacciante paura di morire che scorreva dentro di lei, quello sparo che ancora oggi rimbomba nella sua mente.

Voleva solo scappare da quella prigione per vivere una vita normale.

Le prime fobie, il chiuso, il buio, ricoverata più volte in clinica, sedata per colmare quelle forti crisi di pianto attraverso una cura che la faceva dormire per giorni e giorni.

Quella voglia di libertà, quelle urla incomprese di una piccola donna, poi una notte quel malvagio sogno, quella voce malefica nella sua testa che la terrorizzò per tutta la vita.

Vivere o morire?

Quella lametta che accarezzava dolcemente il suo polso per punirsi da una vita che non aveva scelto.

La scioccante scoperta di essere stata adottata, abbandonata dalla sua madre biologica perché nata da una storia extraconiugale. Una figlia illegittima, un peccato d’amore.

Il trauma più lesionante della sua anima già colma di lividi.

L’inizio di una nuova eterna condanna fatta di depressione, attacchi di panico, claustrofobia e bulimia. Aveva deciso di trasformare quel suo bellissimo corpo per non piacere più, per attutire tutta quella rabbia e quel dolore lacerante.

Una discesa verso la morte, con quella voce che torturava sempre di più la sua psiche. Ma in tutto quel calvario ci fu qualcuno che le tese una mano per aiutarla.

Un lungo percorso terapeutico, individuale e di gruppo, portarono molto lentamente ad una nuova rinascita della ragazza.

Lontano da tutti quei fantasmi del suo passato per  ritornare a vivere una vita normale da sola, una lenta agonia perché quando iniziò a tirar fuori tutto quello che aveva dentro, anche il suo corpo incominciò a ribellarsi, attraverso la balbuzia e poi con il vomito. Un inferno durato anni ed anni, dove alla fine, è uscita vittoriosa.

L’inaspettato incontro con quei brigatisti e una strana amicizia nata grazie all’amore per la scrittura, un faccia a faccia con chi per anni aveva minacciato la sua vita vivendo sotto scorta.

Un confronto dovuto e voluto con tanta paura, dove alla fine quei terroristi portarono l’autrice nel loro sanguinoso mondo, attraverso una serie d’incontri scolatici che avevano intrapreso, per raccontare ai ragazzi delle scuole superiori la loro vita criminale. Due vite parallele, il bene e il male…

Un vissuto nell’oscurità, dove l’autrice con coraggio, è riuscita a rialzarsi, esaudendo il suo grande sogno: diventare una scrittrice.

La vera forza è sempre stata la scrittura unita ai suoi folli sogni.

Dedicato alla sua adorata mamma scomparsa recentemente.

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