Caso Vannini: la verità latita, così come i colpevoli. E la giustizia resta a guardare(ancora una volta)

Nessuno avrebbe mai immaginato che la giovane esistenza di Marco Vannini, ventenne all’epoca dei fatti, si sarebbe consumata tragicamente, nel giro di qualche ora e senza che nessuno si lasciasse scuotere dai suoi lamenti di dolore; nella sua “seconda casa”, con la sua famiglia acquisita, accanto a Martina, la sua fidanzata. Non è al pari ipotizzabile che il padre della giovane, colto da qualche attimo di follia, punti un’arma da fuoco contro il giovane “per gioco”, quasi a volersi scagionare del misfatto.  Non è comprensibile, tanto meno giustificabile. Come si può restare spettatori innanzi alla vita di un giovane che si sta lentamente consumando senza tener minimamente conto della perdita incolmabile di un figlio per i suoi genitori? Come ha potuto Antonio Ciontoli , così come i figli e la moglie , tappare occhi e orecchie nel mentre moriva il Vannini? Pensavano, forse, che le conseguenze di un soccorso tempestivo (e relativa ammissione di colpa) sarebbero state peggiori di quelle da affrontare a seguito di una atroce morte?Risultati immagini per marco vannini

Marco aveva tutta una vita davanti e nel giro di pochi istanti tutto si è risolto con il sopraggiungersi della sua morte violenta. Sognava, Marco. Tanti progetti da realizzare insieme alla sua fidanzata Martina con cui probabilmente avrebbe condiviso la vita ed invece, il destino beffardo, li ha divisi per sempre con le mani e il volto di colui che sarebbe dovuto essere per Marco un padre: Antonio Ciontoli lo aveva accolto in casa proprio come un figlio fino al momento in cui decide di togliergli la vita. Il dramma, c’è da dire, si è consumato alla presenza dell’intera famiglia Ciontoli  : tra falsi allarmismi e sceneggiate montate ad arte per discolparsi , hanno lasciato che Marco finisse lì, in quella casa, dove credeva di aver trovato il vero amore.

Antonio Ciontoli, nella serata dal 18 maggio 2015, avrebbe sparato Marco colpendolo al braccio. La pallottola ha poi attraversato torace, polmone destro e cuore conficcandosi in una costola: questo quanto emerso dalle indagini, fornendo un quadro sconcertante della morte di Marco Vannini. La decisione della Corte d’Appello di ridurre la pena per Ciontoli, che era stato condannato in primo grado a 14 anni, fa scalpore e desta rabbia da parte della famiglia che, per voce di Marina (mamma di Marco), urla al giudice: “Questa sentenza non è stata pronunciata nel nome del popolo italiano, non certo nel mio. Vergogna!”

Non si lascia disattendere il giudice che ribatte alla donna prontamente e con tono arrogante , facendo allusione a una possibile denuncia per le offese che stava ricevendo(Perugia sarebbe il foro competente per questa).  Di parere decisamente opposto è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il quale ammonisce: “E’ inaccettabile, e sono indignato che un magistrato interrompa lettura del dispositivo della sentenza per dire ‘se volete andare a fare un giro a Perugia ditelo’.”

Sul caso Vannini è intervenuta anche Elisabetta Trenta, ministro della Difesa, con un post su Facebook. “Non posso entrare nei meriti della sentenza giudiziaria, poiché esula dalle mie competenze e prerogative, ma una cosa la posso fare: il mio impegno, il mio massimo impegno, fin quando sarò io a guidare il Ministero della Difesa, affinché al signor Ciontoli non sia concesso il reintegro in Forza Armata. Ho già in questo senso dato disposizioni alle competenti articolazioni della Difesa”. 

a cura di Maria Parente

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