Abolizione vitalizi: chi finisce nel mirino dei tagli? Gli ex-parlamentari, ma non tutti

Il duemiladiciotto è oramai alle spalle e ,con esso, anche i vitalizi sembrano destinati a vita breve: ad annunciarlo con un post su facebook è  il presidente della Camera Roberto Fico. “Da ieri è ufficialmente applicata ai cedolini degli ex parlamentari la delibera che supera i vitalizi!  Il provvedimento è entrato in vigore subito dopo la sua approvazione ma diventa efficace proprio dall’inizio dell’anno. Grazie a questo atto la Camera dei deputati risparmierà 44 milioni di euro all’anno. Un risparmio pari a 130 milioni di euro per il prossimo triennio e che saranno investiti con proficuità, magari pensando maggiormente al benessere degli italiani, che potrebbero godere di numerosi benefici.”Risultati immagini per roberto fico vitalizi

Dunque, 130 milioni di euro entrerebbero di diritto nelle casse dello Stato italiano (e non più nelle tasche dei politici). Un ‘idea , quella dell’abolizione dei vitalizi, che noi italiani abbiamo considerato per lungo tempo “modus propagandhi” e non una concreta intenzione , quasi inaspettatamente diventa realtà: si pensi che ad oggi il numero di ex deputati  ammonta a 1.405 , tramutandosi questo dato in un risparmio di circa 40 milioni di euro all’anno per le casse della Camera, 200 milioni per l’intera legislatura. Un taglio che riguarda una platea di 1.338 vitalizi, che saranno ricalcolati secondo il metodo contributivo e che, quindi, subiranno una diminuzione dal 40 al 60% dell’importo finora percepito. Saranno invece esclusi dal ricalcolo 67 ex deputati, il cui vitalizio non subirà alcun ritocco, e per i quali viene invece introdotto un tetto massimo.

LO SCOPO DELLA RIFORMA-La riforma mira dunque a superare il regime dei vitalizi tutt’ora in essere per circa 2.600 ex parlamentari tra Camera e Senato. Si tratta di una cifra che nel 2016 ha raggiunto i 193 milioni di euro, mentre nel 2017 è cresciuta, toccando quota 206,28 milioni di euro, e la stima fatta dall’Inps è che nel 2018 dovrebbe crescere ancora, arrivando a toccare quota 206,94 milioni.

IL NUOVO SISTEMA DI CALCOLO-La rideterminazione, ha spiegato il presidente della Camera illustrando la delibera – per la cui elaborazione Fico si è avvalso della collaborazione di Inps e Istat -, è effettuata moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica del deputato alla data della decorrenza dell’assegno vitalizio o del trattamento previdenziale pro rata. La base imponibile contributiva è determinata, secondo quanto previsto dalle disposizioni per i dipendenti pubblici, sulla base dell’ammontare dell’indennità parlamentare lorda definito dalla normativa vigente nel periodo di riferimento.

LIMITI MASSIMI E MINIMI-Quanto ai limiti massimi e minimi del trattamento previdenziale, nella delibera si prevede che l’ammontare dei trattamenti previdenziali rideterminati non può comunque superare l’importo degli assegni vitalizi in vigore alla data dell’inizio del mandato parlamentare di ciascun deputato. Inoltre, l’ammontare dei nuovi vitalizi non può comunque essere inferiore all’importo del trattamento previdenziale maturato da un deputato che abbia svolto il mandato parlamentare nella sola XVII legislatura e che abbia maturato il diritto al compimento del 65esimo anno di età, corrispondente a 980 euro netti mensili. Nel caso in cui la rideterminazione del trattamento secondo la proposta di deliberazione sia superiore al 50% di quello in godimento, il limite minimo è aumentato a 1.470 euro.

a cura di Maria Parente

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