Aumento Iva, incubo soltanto rimandato? Cosa succede con le nuove clausole di salvaguardia

 

Con qualche taglio e rinuncia, il governo Conte è riuscito nella titanica impresa di raggiungere un accordo con l’Europa in merito alla manovra economica, bocciata e bistrattata da Bruxelles, almeno fino a ieri, quando è arrivata la notizia dell’intesa raggiunta, con l’Italia che ha così scongiurato l’avvio di una procedura di infrazione nei suoi confronti. Una sfida vinta, almeno in questo primo momento, ma che non è certo finita qui. Per confermare il reddito di cittadinanza e Quota 100,  salvando le famosissime ‘capre e cavoli’, il team economico di Tria e Conte ha dovuto fare grande opera di taglia e cuci, rinunciando a investimenti e assunzioni nella Pubblica amministrazione, aumentando le tasse sulle scommesse e introducendo la webtaxRisultati immagini per iva aumento

Ma al di là dei brindisi di sorta per un accordo che fino a qualche giorno fa sembrava quantomeno utopico, c’è un tema chiave di cui si è parlato meno, ma che resta di grande importanza, soprattutto perché riguarda tutti i contribuenti italiani: le clausole di salvaguardia dell’Iva. Tali clausole, necessarie per rassicurare Bruxelles, sono state congelate per il 2019, ma anche aumentate al rialzo per gli anni successi. Un incremento che si tradurrebbe in una maxibatosta per le famiglie italiane, se negli anni successivi non si riuscisse a rispettare gli accordi presi con l’Ue.

Cosa sono le clausole di salvaguardia

Prima di entrare nel dettaglio, vediamo cosa sono e come funzionano le clausole di salvaguardia, una spada di Damocle che l’Italia si trascina dal 2001.  Per clausole di salvaguardia si fa riferimento a delle misure precauzionali che vengono prese appunto per salvaguardare i vincoli dell’Europa sul bilancio e le spese previste. In parole povere si tratta di un escamotage per tutelare la finanza pubblica: se non si rispettano gli accordi economici, le clausole scattano. E sono dolori, perché  reperire le risorse previste rende necessario il taglio delle agevolazioni fiscali e l’aumento delle imposte indirette, come l’Iva o le aliquote della benzina.

Come già evidenziato ad inizio paragrafo, la prima conoscenza con queste clausole l’abbiamo fatta nell’agosto del 2011 con la crisi dei conti pubblici che, nei mesi successivi, avrebbe portato alla caduta del governo Berlusconi e alla successiva entrata in scena del governo Monti e dei suoi tecnici. Fu proprio monti con il decreto SalvaItalia a blindare le clausole introdotte dall’esecutivo precedente. Negli anni successivi tutti i premier si sono trovarti di fronte al problema di scongiurare lo scatto di queste clausole, così come avvenuto per il governo attualmente in carica

Clausole di salvaguardia: cosa succederà nei prossimi anni

Nel maxi emendamento contenuto nella manovra sono state riviste al rialzo le clausole di salvagurdia per il 2020 e il 2021. Quindi se per il 2019 è previsto il congelamento degli aumenti, dal 2020 potrebbe scattare l’incremento di 1,5 punti percentuali con l’aliquota ridotta del 10% e di 1,1 punti percentuali per il 2020 e di 2 punti percentuali dal 2021 l’aliquota ordinaria.

Con queste nuove clausole e in assenza di ulteriori interventi in materia, nel 2020 gli aumenti ammonteranno a 23 miliardi di euro, mentre nel 2021 e 2022 saranno di 29 miliardi, con l’aliquota ordinaria che dovrebbe passare dal 22% al 25,2% nel 2020, e al 26,5% nei due anni successivi. Incrementi che, ricordiamo, diventeranno realtà soltanto se l’Italia non dovesse rispettare i parametri stabiliti con l’Europa rapporto deficit/pil nel prossimo anno.

Quindi, se per quest’anno i contribuenti italiani possono stare sereni, per il futuro tutto dipenderà dall’operato del governo Lega-M5s, nonostante le dichiarazioni tranquillizzanti rilasciate dal vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio a Radio Capital: “Non c’è un aumento dell’Iva quest’anno e non ci sarà nei prossimi anni, come lo abbiamo disinnescato quest’anno lo disinnescheremo nei prossimi anni”.

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