Caro benzina, i “gilet gialli” non si fermano: chi sono e che cosa chiedono

Si sono organizzati da soli, sui social: senza “capi” della protesta, e senza che nessuno immaginasse manifestazioni di portata così ampia e così diffuse sul territorio. Gilets jaunes, gilet gialli, hanno sfilato a migliaia sulle strade della Francia contro l’aumento dei prezzi del carburante. Risultati immagini per gilet gialli

Un movimento del tutto spontaneo, nato online, che ha conquistato ieri le piazze del Paese, protestando contro il governo e chiedendo le dimissioni di Macron, colpevole di voler alzare il costo della benzina. Ma da dove vengono e chi sono?  I blocchi stradali degli autoproclamati ‘gilet gialli’ sono diventati realtà settimane dopo che la cittadina Jacline Mouraud il 18 ottobre scorso ha postato su Facebook un video in cui si diceva stanca “dell’accanimento del governo contro gli automobilisti”. Il video, presto diventato virale con milioni di visualizzazioni, ha di fatto incanalato e fatto scoppiare il malcontento di alcune fasce della popolazione, che ha così deciso di organizzarsi e protestare scendendo in piazza.

Chi sono i “gilet gialli”

Come ha raccontato ieri il quotidiano Le Figaro, il movimento nasce ancor prima di ottobre, in seguito a una petizione online lanciata a fine maggio da Priscillia Ludosky, una venditrice di cosmetici di 32 anni abitante di Savigny-le-Temple (Seine-et-Marne), per chiedere l’abbassamento dei prezzi del carburante. La petizione, lanciata su Change.org, ha riscosso un vero successo, raccogliendo finora l’adesione di 800mila persone. Le prime chiamate ‘alle armi’ su Facebook risalirebbero invece al 10 ottobre scorso, stando almeno a una nota dei servizi di intelligence consultati da RTL. A guidare la protesta nei fatti sono otto abitanti dell’Île-de-France, cinque uomini e tre donne tra i 27 ei 35 anni, che secondo RTL – che cita la polizia francese – sarebbero persone “con un profilo piuttosto neutrale, che non rivelano alcun impegno militante e nessun legame noto con i gruppi a rischio”. ‘Amici’ su Facebook da molto tempo, i ‘vertici’ del movimento avrebbero in comune la passione dei raduni automobilistici.

Perché protestano? Al centro della protesta dei gilet gialli, spiega ancora Le Figaro, l’aumento dei prezzi del carburante deciso dal governo francese, con l’abolizione della riduzione delle tasse sul gasolio non stradale e il conseguente aumento di 6,5 centesimi per litro del gasolio e 2,9 centesimi per la benzina a partire dal 1 °gennaio 2019. Tra le altre istanze, inoltre, i pedaggi autostradali, controlli tecnici e potere d’acquisto.

Gli italiani pagano in media la benzina l’11,4% in più rispetto ai francesi che invece possono risparmiare oltre 9 euro (9,4) a ogni pieno, mentre sul diesel lo scarto è della metà, pari a 5,36% e 4,4 euro al litro di minori costi sempre a favore dei cugini d’Oltralpe. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati Globalpetrolprices.com in relazione alle proteste che stanno scuotendo la Francia. Ma anche con gli ultimi rincari, spiega Uecoop  “i carburanti francesi saranno, seppur di pochi centesimi, più convenienti di quelli italiani che rimangono ancora purtroppo quelli in media più cari al mondo con la benzina a 1,65 euro al litro e il diesel a 1,56 euro al litro, pur con differenze fra nord e sud, fra pompe private e quelle dei grandi marchi dell’energia”. “L’alto livello dei prezzi dei carburanti rispetto alla grande maggioranza degli altri Paesi europei è sempre stato uno degli elementi di svantaggio competitivo per l’economia dell’Italia dove l’88% delle merci viaggia su gomma” concludono dall’associazione.

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