Bonus e rincari, tutti i micro-interventi della manovra .Aumento prezzo sigarette

 

L’aumento dell’imposta sulla produzione e sui consumi di tabacchi lavorati introdotto dall’articolo 86 della legge di bilancio potrebbe avere un effetto di incremento di 10 centesimi per ogni pacchetto. E’ quanto specifica la relazione tecnica che accompagna la manovra secondo cui l’incremento della fiscalità potrebbe essere recuperato dai produttori con un aumento dei prezzi di vendita di circa 10 centesimi a pacchetto, per tutte le fasce di prezzo.

Tuttavia l’aumento non è automatico in quanto i produttori potrebbero anche decidere di ridurre i margini mantenendo il prezzo stabile. Nella legge di bilancio sono previsti per il 2019 rincari della tassazione per le sigarette, per il tabacco trinciato e per i sigari, per un totale di 132 milioni.

La nuova imposizione fiscale, secondo gli esperti della materia che hanno studiato gli impatti della misura, determina una maggiore accisa nell’ordine di 3-4 centesimi a pacchetto, a seconda delle fasce di prezzo di vendita. Ma per il fumatore in realtà il conto sarà più salato: “Tenuto conto dell’effetto moltiplicatore (circa 4,77 per le sigarette con prezzi medio/alti e 1,1 per quelle con prezzi bassi incisi dall’onere fiscale minimo)”, si legge nella relazione, “l’incremento della fiscalità, che decurta i ricavi dei produttori, potrebbe essere recuperato da questi ultimi con un aumento dei prezzi di vendita di circa 10 centesimi al pacchetto da 20 sigarette per tutte le fasce di prezzo (bassi, medi e alti)”.

Altre possibili novità nella manovra

Nella relazione tecnica ci sono anche accenni ad altri elementi che potrebbero essere presenti nella legge di bilancio, a meno di novità e modifiche in fase di dibattito parlamentare. Ricordiamo che il Parlamento dovrà approvare il testo entro il 31 dicembre. Con il nuovo “bonus eccellenze” è previsto uno sconto fino a 8mila euro per incentivare l’assunzione di laureati con 110 e lode con meno di 30 anni e dottori di ricerca entro i 34 anni, che abbiano conseguito il titolo tra gennaio 2018 e giugno 2019.

Previsti inoltre tagli da 435 milioni alla spesa ai ministeri e un calo della spesa in conto capitale, che finanzia gli investimenti, da 822 milioni, che salgono a circa 1,6 miliardi se si sommano 790 milioni di “riprogrammazioni”. Secondo le tabelle complessivamente i fondi per la spesa corrente saliranno nel 2019 di 206 milioni (con 646 milioni di rifinanziamenti) e la spesa per investimenti di 342 milioni (con un rifinanziamento di 1,9 miliardi).

Giù di 20 milioni, nel 2019, il bonus cultura ma ciascun diciottenne continuerà a ricevere 500 euro. L’aumento del prelievo erariale unico sulle macchinette del gioco d’azzardo, pari allo 0,50% delle somme giocate, darà un maggior gettito allo Stato pari a 239,1 milioni di euro per il 2019. Potrebbero poi esserci anche novecento nuovi contratti di formazione specialistica per i medici, a partire dal 2019. E’ l’effetto dell’incremento previsto in legge di bilancio dei fondi per gli specializzandi, secondo quanto spiega la relazione tecnica alla manovra. Al finanziamento complessivo già previsto di 708 milioni se ne aggiungeranno “22,5 per il 2019, 45 milioni per il 2020, 68,4 milioni per il 2021, 91,8 milioni di euro per il 2022 e 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2023”.

Sul fronte enti locali, esiste il rischio di un aumento delle tasse. Dipenderà dalle amministrazioni comunali. Ma la mancata conferma del blocco degli aumenti di tributi e addizionali locali fa lanciare l’allarme al Pd di rincari praticamente “inevitabili”. Le imposte locali erano congelate dal 2016 per volere dei governi Renzi prima e Gentiloni poi. Ora senza il rinnovo della norma Regioni e Comuni, che non l’avevano gia’ fatto in precedenza, potranno aumentare le aliquote fino ai livelli massimi. Cioè il 3,3% per l’addizionale Irpef regionale, lo 0,8% per quella comunale (con l’eccezione di Roma dove è già allo 0,9%) e il 10,6 per mille per Tasi e Imu su seconde case.

La flat tax al 15% per i professori che danno lezioni private era spuntata qualche giorno fa nell’ultima bozza della manovra e prevede a partire dal primo gennaio 2019 un’imposta del 15% “sul compenso derivante dall’attività di lezioni private e ripetizioni, svolta dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, salva opzione per l’applicazione dell’imposta sul reddito nei modi ordinari”.

L’incentivo “di terra” alle famiglie che abbiano un terzo figlio è previsto. “Le famiglie con terzo figlio nato negli anni 2019, 2020 e 2021 hanno in concessione gratuita per 20 anni un terreno fra quelli messi a disposizione del Demanio”, si legge nella relazione. “Medesimo beneficio viene destinato alle società costituite da giovani imprenditori agricoli che riservano una quota societaria ai predetti nuclei familiari pari al 30%”. Perché la campagna non resti desolata, ma anzi si incentivi “lo sviluppo e il ripopolamento delle aree rurali, le famiglie concessionarie del terreno possono accedere ad un mutuo a tasso zero, fino a 200.000 euro, per l’acquisto della prima casa in prossimità del terreno”: dotazione prevista da 5 milioni di euro per l’anno 2019, in crescita a 15 milioni per l’anno dopo.

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