Dagli anni d’oro al rischio di fallimento: otto anni di passione dell’Abbazia Sant’Anastasia(PA)

Lo scorso 30 luglio, all’interno dell’assemblea del Partito radicale svolta a Capo d’Orlando,la testimonianza di una grande truffa ai danni di una importante azienda siciliana: chi parla è Vincenzo Mogavero , dirigente dell’ “Abbazia Santa Anastasia”con sede a Castelbuono, in Provincia di Palermo, indebitamente posta sotto sequestro per presunti legami con la mafia del suo proprietario, legami di cui un processo penale ha poi svelato l’insussistenza.

Segue ,nel dettaglio,il racconto delle vicende giudiziarie che hanno caratterizzato ben otto anni della storia dell’azienda minando così al buon funzionamento della stessa con il fine di dichiararne il fallimento.

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Nel 2010 il signor Francesco Lena, proprietario dell’azienda, è stato arrestato con l’infamante accusa di mafia. Nel tanto l’ “Abbazia Santa Anastasia” è stata posta sotto sequestro preventivo penale con la conseguente nomina di un amministratore giudiziario che, sin dal primo momento, ne ha maggiorato i costi. La gestione dell’azienda, sottratta dunqueb al controllo del proprietario e dei figli, è stata affidata dall’amministrazione giudiziaria ad un Consiglio di Amministrazione costituito da tre persone che hanno percepito un corrispettivo mensile di 9.000 euro ciascuno. I componenti del Consiglio di Amministrazione, in mancanza di liquidità, pur di pagarsi le parcelle, hanno svenduto a un importo di 20mila euro un mezzo aziendale che aveva un valore di 90mila euro. Il figlio del signor Lena è stato allontanato dall’azienda e, al suo posto, è stato assunto il parente di uno dei membri del Consiglio di Amministrazione che ha fatto “crollare” le vendite.

Contestualmente al sequestro di prevenzione disposto dal Tribunale di Palermo, sezione Misure di prevenzione, allora presieduto dalla dottoressa Silvana Saguto,ne consegue la nomina di un nuovo amministratore giudiziario, il dottor Scimeca . Quest’ultimo ha cercato di estorcere al sig. Vincenzo Mogavero dichiarazioni su inesistenti atti illeciti compiuti da Lena in seno all’azienda, finendo col notificargli una contestazione disciplinare, allo scopo di licenziarlo.

Insediatosi, l’amministratore giudiziario , assunse un coadiutore che nella pratica si dimostrò totalmente inadeguato al ruolo che gli fu attribuito. Fu assunto anche un agronomo che, a differenza del suo predecessore – il quale percepiva emolumenti non superiori 12mila euro annui, spese incluse – incassava 29mila euro all’anno, oltre al vitto ed all’uso dei mezzi aziendali. Non eseguendo sui vigneti le lavorazioni necessarie, ha drasticamente dimezzato la produzione. Ciononostante, gli veniva corrisposto un “premio di produzione” di 12mila euro. Venne assunto anche un soggetto che avrebbe dovuto occuparsi della vendita del vino, cui fu corrisposto uno stipendio di 28mila e 800 euro. Quest’ultimo si dimostrò da subito incompetente: banchettava e ospitava i suoi amici a spese dell’azienda. Spuntò anche una nuova figura imprenditoriale collocata nell’azienda,ovvero un “esperto del turismo” con uno stipendio di 15mila e 600 euro che si recava in azienda non più di una volta a settimana portando con sé, alla stessa stregua del collega responsabile delle vendite, amici che mangiavano a spese della azienda. Oltre all’assunzione di figure professionali non adeguate, l’amministrazione giudiziaria ha messo in atto scelte gestionali antieconomiche che vanno dalla produzione di grappa ( mai finita né commercializzata) alla creazione di altre linee di vino e di spumanti, noncurante delle reali esigenze di mercato e della difficoltà di immissione dei prodotti nei vari segmenti commerciali. Il signor Lena adesso si ritrova tra le mani una serie di prodotti estranei alla linea storica aziendale.

Fu nel dicembre 2016 che il nuovo collegio della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, grazie a numerose intercettazioni telefoniche con cui è stata smascherata una vera e propria “organizzazione a delinquere” composta dalla Saguto e dal dott.Scimeca per far fallire la società del Sig .Lena, è stato reso possibile la revoca dell’incarico al dottor Scimeca.A maggio del 2018, dopo otto anni di processo, ciò che rimane dell’azienda è stato riconsegnato al signor Lena, a seguito della revoca del sequestro disposta dal nuovo collegio della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo.

a cura di Maria Parente

 

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