“Ho rischiato di morire per far visita a mio marito detenuto nel carcere di Poggioreale”: lo sfogo di Rita Zinzi al quotidiano La Notte

Ancora una volta il carcere di Poggioreale al centro delle polemiche. Ancora una volta dipinto come “il mostro”da abbattere,che uccide e continua a mietere vittime senza alcuna pietà. Ogni giorno una nuova denuncia,i familiari dei detenuti sono in rivolta contro l’istituzione carceraria che assiste ,senza scomporsi,ai suicidi di uomini giovani e allafatiscenza della struttura che mette in pericolo l’esistenza stessa dei detenuti di Poggioreale. L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano

E’ incredibile come abbia potuto rischiare la vita mentre ero a colloquio con mio marito. All’improvviso,proprio quando stavo per sedermi ,mi sento crollare addosso il soffito della stanza : solo un rumore assordante ha preceduto quei pochi istanti prima di ritrovarmi “viva per miracolo”. Rita Zinzi,44enne,è sconvolta: la sua voce esprime paura e angoscia di uno spiacevole episodio che ha rischiato di portar via e ingiustamente la vita di due persone,marito e moglie,che il destino ha dovuto separare a causa di qualche “piccolo”conto in sospeso con la giustizia.

Il carcere di Poggioreale è un inferno: posso testimoniare che i detenuti e le loro famiglie vengono trattati come delle bestie , o forse peggio:attese interminabili prima di un colloquio in cui noi parenti veniamo “sequestrati”e non c’è possibilità di chiedere persino un bicchiere d’acqua. Le visite al carcere sono consentite fino alle ore 12.00,dopodiché siamo costretti a dover aspettare il secondo turno delle 17.00. ”

Rita,raccontami precisamente: cosa è accaduto durante l’ultimo colloquio con tuo marito?In breve,mi è crollato il solaio addosso. Ero appena entrata nella saletta del colloquio appena ristrutturata,il tempo di accomodarmi e guardare mio marito negli occhi che accade l’impensabile: un boato enorme e poi il tonfo sulla mia schiena. Arriva l’ambulanza,dopo più di un’ora. In ospedale sono seguiti una serie di accertamenti e per fortuna non ho subito gravi conseguenze fisiche ,se non ematomi e gonfiori su braccia e gambe. Ma psicologicamente ne risento ancora oggi a distanza di quasi un mese : dopo l’accaduto , soffro di terribili mal di testa ed ho iniziato ad assumere psicofarmaci perché non riesco più a dormire. Vivo con la paura costante che possa ricapitare anche in casa mia. Per fortuna ho mia sorella ed i miei figli che non mi lasciano sola,ma posso garantirti che la mia vita non è più la stessa: ogni giorno è una nuova sofferenza,perché realizzo che avrei potuto morire ed è così che temo per la vita di mio marito e di tutti i detenuti. Mi chiedo: se fosse stato un terremoto,sarebbero morti tutti?Detenuti,agenti penitenziari…una vera e propria tragedia!”

E’ comprensibile che tu sia terrorizzata.Mi rassicura sapere di essere compresa. Bisogna denunciare questi fatti per evitare che la situazione drammatica di Poggioreale venga messa nel dimenticatoio. Le istituzioni dove sono? Perché i detenuti sono lasciati a se stessi ,come se la loro vita contasse poco o niente?Vorrei ricordare che prima di essere detenuti,in carcere ci sono uomini,padri e figli: lavoratori come tanti che hanno commesso degli sbagli per cui stanno scontando una pena ma ciò non deve ulteriormente “penalizzare” le condizioni in cui si ritrovano: sarebbe necessaria una nuova struttura carceraria che rispetti la legge italiana“.

Hai pensato di esporre denuncia contro l’accaduto?“Da questa situazione non voglio ricavare nulla di personale,infatti ho deciso di non esporre denuncia. Vorrei solo che questi fatti siano presi in considerazione per migliorare le condizioni di vita dei detenuti all’interno del carcere di Poggioreale. Parlo per me e non solo: penso a tutte le persone che lì dentro si tolgono la vita a causa delle pessime condizioni in cui si ritrovano a dover vivere.”

a cura di Maria Parente

 

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