Rai,Santoro e Minoli i grandi esclusi del Cda

Nelle riunioni del M5S in cui si è arrivati a scegliere la cinquina per il Cda Rai che oggi andrà al voto sulla piattaforma Rousseau, due nomi sono stati particolarmente al centro dell’attenzione, soprattutto nella prima fase. I grandi esclusi: Michele Santoro e Giovanni Minoli. I due giornalisti, un pezzo della storia televisiva e della Rai, sono stati liquidati quasi subito dal M5S. Il motivo? Lo spiega così una fonte che ha partecipato al comitato nomine dei grillini: «Perché avrebbero fatto i fenomeni, facendo tutto di testa loro». Invece nel post di ieri sul blog è scritto chiaramente che «sono stati individuati profili pronti a impegnarsi nella realizzazione della nostra visione di tv pubblica».

Con la nuova legge, sui sette membri del Cda, quattro sono scelti da Camera e Senato. Due spettano al governo (il Tesoro). Uno è di nomina interna Rai. A diverso titolo hanno partecipato alla selezione la deputata Mirella Liuzzi, già firmataria della proposta di legge di Roberto Fico, il deputato Stefano Buffagni, il ministro Luigi Di Maio che ha tenuto per sé la delega alle Telecomunicazioni, l’ex giornalista tv, oggi senatore, Gianluigi Paragone, membro della Vigilanza, mentre si è tenuto informato il portavoce del premier, grande conoscitore dei meccanismi televisivi, Rocco Casalino.  Il veto su Santoro è frutto di un rapporto che non è mai stato semplice tra i grillini e il conduttore. Tanta ammirazione ma anche grandi litigate. Santoro, che due anni fa arrivò a definire il M5S «destra pura», ha dedicato diversi editoriali critici ai grillini e ha sempre rifiutato di rispettare le condizioni poste su domande e ospiti per avere i big nel suo talk. I 5 prescelti invece sono un docente universitario, un producer, una manager che ha lavorato per una società di produzione tv, la Freemantle, che è stata tra i principali fornitori Rai. Tra i nomi candidati compare anche Paolo Favale, avvocato ex dirigente Rai, che si è appena visto riconoscere come illegittimo dalla Cassazione il suo licenziamento per motivi sindacali. Infine l’ha spuntata Claudia Mazzola, l’inviata del Tg1 che, fonte Wikipedia «segue fin dagli esordi il M5S, diventando uno dei maggiori esperti italiani del fenomeno grillino». Nel 2014 il blog l’apostrofò brutalmente, accusandola di «servizietti». Negli anni però i grillini hanno imparato ad apprezzarla e lei si è conquistata la stima dei vertici. Per il Pd, che parla per bocca di Michele Anzaldi, è « il trionfo del conflitto di interessi, l’apoteosi della lottizzazione».

a cura di Maria Parente

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