Il delitto di Cogne : quando l’arbitrarietà della giustizia inficia la condanna

Le favole ci insegnano sin da bambini che , alla fine e tra innumerevoli alti e bassi,sarà sempre il bene a prevalere sul male consentendoci così di crescere in un clima di positività e ottimismo che talvolta si dispiega contro la realtà “nuda e cruda” dei fatti quotidiani. Arriverà(alla fine) il Cacciatore che ammazzerà il lupo cattivo per mettere in salvo Cappuccetto Rosso e la sua adorata nonna,così come il bacio dolce e delicato del Principe Azzurro che salverà Biancaneve dalla maledizione od ancora lo scoccare della Mezzanotte che rappresenterà,per Cenerentola,la svolta della sua esistenza…e dunque ,il “gran finale”si fa promotore di speranze e trionfi poiché sarebbe inconcepibile dover riconoscere la vittoria del Male in un racconto già caratterizzato dalle sofferte peripezie del Protagonista.Risultati immagini per samuele lorenzi

Purtroppo la realtà non coincide con l’excursus delle favole:difatti i rapporti umani serbano quasi sempre un secondo fine e rare volte l’amore professato si concretizza in personali gesti di affetto nei confronti dell’altro. C’è da precisare che un ruolo non secondario è giocato dalla psiche umana che spesso devia la razionalità per imboccare percorsi subdoli inducendo al Male più profondo e spietato. Il delitto di Cogne è un esempio lampante:correva l’anno 2002 quando balza all’onor di cronaca l’omicidio di Samuele Lorenzi,un bambino di soli 3 anni a cui è stata strappata la vita con violenza e presumibilmente dalla sua stessa mamma Annamaria Franzoni :non è stato mai chiaro il movente,deposizioni confuse e contrastanti si sono susseguite nei processi sino all’emissione di una flebile condanna che la vede ai domiciliari. La domanda è lecita: quale motivo può risultare così grave da incitare una mamma a scagliarsi contro un figlio?Se la risposta latita,dovrebbe essere certa ed immediata la replica del giudice con il suo pugno duro nei confronti di una legge che si pone con estremo tatto e delicatezza nei confronti del carnefice. Soffermandomi sul caso parrebbe quasi che la vita del piccolo Samuele non abbia valore né agli occhi della sua famiglia né tanto meno agli occhi della giustizia come se “quel che è accaduto appartiene al passato e urge riparare il futuro che sarà”.

Un sistema penale,quello italiano,che andrebbe rivisitato al fine di poter garantire una più equa giustizia per la povera vittima il cui sacrificio passa sempre più spesso in secondo piano per puntare i riflettori su insulse attenuanti che elevano il carnefice a vittima delle sue stesse azioni. Lo scrittore Daniele Luttazzi afferma: “Serve che la macchina della giustizia venga fatta funzionare. Servono nuove assunzioni, nuovo personale, stanziamenti per le spese, aprire la cancelleria. Ci sono tribunali in cui manca la carta per le fotocopie. È come se i politici non avessero interesse a farla funzionare la macchina della giustizia. La politica latita su questo versante, dai tempi… più o meno di tangentopoli. E così abbiamo una giustizia lenta; ma una giustizia lenta non è giustizia. In Italia delinquere conviene, diceva anni fa il giudice Piercamillo Davigo e le cose nel frattempo non sono certo migliorate.”

Come dargli torto.

a cura di Maria Parente

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