TRUMP RIPARTE DAI DAZI, BORSE DELLA CINA E DELL’ASIA IN RIBASSO

 

La tregua nella guerra sui dazi, il momentaneo periodo di pace che ha permesso a Wall Street di arrivare ieri sui massimi degli ultimi quattro mesi con l’S&P500, è durata poco. Donald Trump ha già caricato il bazooka ed è pronto a sparare.Risultati immagini per trump

Il Wall Street Journal ha scritto stanotte che la Casa Bianca prepara nuovi dazi del 10% su 200 miliardi di dollari di merci in arrivo dalla Cina. Il provvedimento è in via di preparazione e non sarà pronto prima di due mesi, per cui, in teoria, ci sarebbe la possibilità di aprire una trattativa. Al momento comunque, secondo lo stesso quotidiano, negoziati in corso non ce ne sono.

La nuova mossa non piace ad una parte dei repubblicani; infatti, stanotte il deputato Kevin Brady ha invitato Trump a negoziare un accordo con Xi Jinping.

Sono in molti, negli Stati Uniti, a guardare con perplessità alla politica protezionistica della Casa Bianca: proprio sul Wall Street Journal, lunedì, il commentatore di affari economici, Greg Ip, scriveva che i dazi sulle importazioni sono equivalenti ad una tassa sulle esportazioni, per cui, a lungo andare, i due flussi tendono a muoversi nello stesso modo. Ip cita un recente studio sull’argomento di tre studiosi italiani, che però insegnano tra Canada e Stati Uniti, a sostegno del fatto che i dazi non portano a nulla di buono.

Borse dell'AsiaStamattina la Borsa del Giappone è in calo dell’1,2%, con il dollaro yen sui massimi da gennaio a 111,1. Torna a soffrire lo yuan, a 6,66 su dollaro, un indebolimento che fa soffrire l’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen (-1,9%). Hong Kong perde l’1,5%. Meno ampia la variazione negativa di Seoul. Mumbai sulla parità.

Euro in lieve calo su dollaro, all’indomani della pubblicazione di alcuni dati macroeconomici non troppo positivi: indice Zew e produzione industriale in Francia. Cross a 1,172. Possibile nel corso dell’estate una momentanea ripresa dell’euro.

La lira turca annaspa a 4,72 su dollaro. Il cambio della legislazione sul ruolo della banca centrale, voluto dal Presidente della Repubblica Erdogan, ha reso nervosi i mercati: se l’inflazione dovesse rialzare la testa, secondo Commerzbank, alle autorità centrali, non resterebbe che l’imposizione di misure d’emergenza, come il controllo dei capitali.

a cura di Vincenzo Catapano

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