Chi sono i due professori che Salvini e Di Maio vorrebbero come premier

Giulio Sapelli o Giuseppe Conte: Lega e M5S, rispettivamente, hanno messo sul tavolo i nomi di due professori come possibili premier per sbloccare l’impasse dell’alleanza per salire al timone di Palazzo Chigi, scrive il Corriere. E in questa corsa a due, il secondo professore sarebbe in vantaggio. Sapelli, noto economista che insegna alla Statale di Milano, e Conte, ordinario di diritto privato all’Università di Firenze, vicepresidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, hanno incontrato nella notte Di Maio e Salvini.


Chi è Giulio Sapelli

Laureato in storia economica a Torino nel 1971, ha conseguito la specializzazione in ergonomia nel 1972. Ha insegnato e svolto attività di ricerca presso la London School of Economics, all’Università Autonoma di Barcellona e l’Università di Buenos Aires. Ha lavorato con compiti di ricerca, formazione e consulenza in Olivetti ed Eni, oltre a consulenze in altre aziende. Dal 1996 al 2002 è stato Consigliere di Amministrazione dell’Eni. Dal 2000 al 2001 è stato Presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Dal 2002 al 2009 è stato Consigliere di Amministrazione di Unicredit Banca d’Impresa. Ha fatto parte di diversi comitati scientifici di imprese, fondazioni e istituti. Dal 1993 al 1995 è stato il rappresentante italiano di Transparency International, organizzazione che lotta contro la corruzione economica. Dal 2002 è tra i componenti del World Oil Council. Dal 2003 fa parte dell’International Board dell’OCSE per il no profit. È stato professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegnava anche Economia politica ed Analisi Culturale dei Processi Organizzativi.


Chi è Giuseppe Conte

Giuseppe Conte, avvocato e ordinario di diritto privato all’Università di Firenze, era tra i nomi scelti da Luigi Di Maio nell’elenco dei ministri dell’eventuale governo Cinque Stelle. Ha 41 anni, è laureato in Giurisprudenza alla “Sapienza” e ha studiato a Yale, negli Stati Uniti, a Vienna, Parigi, Cambridge e New York. Nel corso della sua carriera accademica ha insegnato diritto civile e commerciale presso l’Università di Roma Tre, la Lumsa di Roma, l’Università di Malta e quella di Sassari. E’ membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, e ha presieduto la commissione speciale del Consiglio di Stato che ha “destituito” Francesco Bellomo, il consigliere finito nella bufera per i corsi per aspiranti magistrati conditi da minigonne e “contratto” per le borsiste. (fonte Tpi)

Spunta anche Tremonti

Tra i leghisti, scrive il Corriere, ha preso a circolare il nome di Gianluca Vago: patologo, apprezzato rettore uscente dell’Università Statale, è certamente nome di alto profilo e ha tra i suoi grandi estimatori il governatore lombardo Attilio Fontana. Tuttavia l’interessato smentisce (e lo stesso fa Giulio Tremonti). I leghisti confidano comunque di poterlo avere nella squadra di governo. I possibili ministri di partito sono invece i due capigruppo in Parlamento, Giancarlo Giorgetti e Gian Marco Centinaio, il presidente della commissione Speciale Nicola Molteni, il senatore Stefano Candiani, l’uomo della Flat tax Armando Siri e le due neoparlamentari Lucia Borgonzoni e Simona Bordonali.

Bocciato Di Battista

Secondo il quotidiano di via Solferino, Di Maio ha provato ancora a chiedere la premiership per il Movimento. La strada, però, per lui è sbarrata e ha tentato un’ultima mossa: Alessandro Di Battista. Che, però, non ha trovato il gradimento del Carroccio. Sia Salvini che Di Maio, scrive Massimo Franco, “sanno che Mattarella eserciterà appieno i suoi poteri, compreso quello di non accettare a scatola chiusa il ‘loro’ presidente del Consiglio. Avere assecondato il principio secondo il quale a formare una maggioranza devono essere i ‘quasi vincitori’ rafforza il Quirinale. E disarma quanti, finora all’opposizione, hanno descritto il Quirinale degli ultimi anni come un’istituzione che mandava a Palazzo Chigi personaggi non eletti; comunque senza consenso popolare. Quella che alcuni hanno descritto come cedevolezza, in realtà è servita a costruire un rapporto di fiducia e a pretendere una risposta, nel momento in cui le trattative sono diventate schermaglie inconcludenti. L’impressione è che il saldo di questo lungo dopoelezioni possa dunque essere un epilogo che toglie pretesti a quanti sono cresciuti attaccando ‘il sistema’; e punta invece a coinvolgerli e a responsabilizzarli.

Il sempreverde Giorgetti

Nelle ultime ore, scrive Repubblica, erano risalite per poi riscendere le quotazioni del numero due e capogruppo della Lega Giancarlo Giorgetti, l’unico “candidato” politico su piazza, al di là dei due leader. Dal vertice di domenica sera, secondo il quotidiano, è emerso per certo l’ingresso di Salvini e Di Maio nel governo, non solo alla guida di ministeri di peso – Interno per Salvini ed Esteri per Di Maio – ma addirittura con la carica da vicepremier “per blindare, quasi commissariare ìn una sorta di triumvirato il futuro inquilino di Palazzo Chigi”. Tra i nomi ipotizzati da Repubblica ci sono quelli di Alfonso Bonafede per la Giustizia, ma anche di altri grillini: Vincenzo Spadafora, Stefano Buffagni, Riccardo Fraccaro, Michela Montevecchi (per la Cultura), Danilo Toninelli. In quota Lega invece Giancarlo Giorgetti in predicato per il sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio, Giulia Bongiorno, Armando Siri, Roberto Calderoli, Nicola Molteni.

Nemmeno una donna

Sfuma, scrive La Stampa, l’ipotesi di una donna a Palazzo Chigi che sarebbe stato “un bel segnale: farebbe capire che le donne possono arrivare a ruoli apicali”, secondo la deputata M5S Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera. “Ma in politica” commenta la deputata M5S Marta Grande “veniamo spesso sottovalutate”. Nella foto del tavolo al quale si sono seduti in questi giorni i tredici emissari di Lega e M5S per redigere il contratto di governo, c’era una sola donna, la pentastellata Laura Castelli. “Un’immagine anacronistica”, sottolinea Mara Carfagna, vicepresidente della Camera in quota Forza Italia. “E sono preoccupata aggiunge che i temi della parità salariale o della violenza sulle donne non siano stati affrontati con la giusta considerazione”.Tornando al nome che Di Maio e Salvini porteranno al Colle, il Messaggero scrive che a un certo punto perfino Massimo Colomban, ex assessore alle partecipate di Roma con Virginia Raggi, veniva dato per papabile. Sembra essere ancora in gioco il ticket Fraccaro-Giorgetti come vice-premier o come premier in staffetta, mentre il nome dell’economista Guido Tabellini proposto da Di Maio è stato stroncato dal leghista Claudio Borghi: “allora riprendiamoci Mario Monti!”.  Gli altri nomi tirati in ballo sono la segretaria generale della Famesina Elisabetta Belloni, benvista dal Colle, e poi il professore-consulente del programma M5s, Giacinto della Cananea ordinario di diritto amministrativo a Tor Vergata, considerato però non sufficientemente ‘terzo’ dai leghisti. (fonte agi.it)

a cura di Vincenzo Catapano

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