Coppa Italia: la gioia di Allegri,la delusione di Bonucci

Un ciclo straordinario che si avvia alla chiusura, un altro che si sarebbe potuto aprire e resta invece un progetto, per il momento bocciato sonoramente alla prova del campo. Il prato dell’Olimpico lo ha detto forte e chiaro: in Italia, questa Juventus non ha rivali. Pancia piena della Signora o fame di vittorie degli avversari non contano quando di mezzo ci sono Buffon e compagni: nessuno ha la loro esperienza né la loro qualità, nessuno è abituato a gestire i momenti chiave di una partita come gli uomini di Allegri. La finale stravinta con il Milan, e la stagione che sta per concludersi più in generale, ne sono la prova: la Juve non incanta ma accelera quando conta, non la chiude quando tutti se lo aspettano ma è capace di ribaltarla quando tutti la danno per morta come a San Siro con l’Inter. Sono energie che non spuntano per caso ma arrivano da anni di successi e di “gradi” maturati sul campo da gente come Buffon, Barzagli, Chiellini, campioni che vincevano già dai tempi di Conte e che sotto la guida di Massimiliano Allegri – 8 trofei, che fra poco diventeranno 9 – hanno perfezionato il rendimento da “cannibali”.

Quello che si aprirà tra poche settimane, a scudetto ufficialmente conquistato e festeggiato, è uno scenario inedito in casa bianconera: il dato anagrafico ridisegnerà per forza di cose la difesa, la BBC molto probabilmente perderà la B di Buffon e i due centrali dovranno ripensarsi come garanzia “part time”; il testimone passerà nelle mani di Szczesny, Benatia e Rugani, l’innesto Caldara andrà fatto crescere con pazienza. E poi ci sono gli addii: alcuni ufficializzati come quello di Lichtsteiner, altri probabili (Asamoah), altri semplicemente temuti dai tifosi ma non impossibili (Alex Sandro, Dybala, Mandzukic). Anche il futuro del condottiero Allegri resta in bilico, ma non è questo il momento di pensarci, come ha sottolineato il tecnico livornese a coppa appena alzata al cielo: “Io ho un contratto con la Juventus, come tutti gli anni ci incontriamo a fine stagione e programmiamo il futuro. Sono in una delle società più blasonate al mondo, veniamo da un periodo importante di vittorie, rivincere è sempre difficile, e allora bisogna costruire per vincere”.(fonte gazzetta.it)
a cura di Carmine Cilvini
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