Corea: fra denuclearizzazione e riunificazione

Il summit intercoreano di Panmunjom è stato uno di quegli eventi destinati ad entrare nella storia delle relazioni internazionali come uno spartiacque, anche se bisogna stare attenti a non farsi tradire dall’euforia del momento e da facili prospettive di pace.L’incontro tra i leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, e della Corea del Sud, Moon Jae-in, nella zona demilitarizzata sul 38esimo parallelo è iniziato in maniera molto cerimoniale, esibendo da subito un alto valore simbolico e alcune sorprese. La prima è stata l’invito rivolto da Kim a Moon a sconfinare – per mano – in territorio nordcoreano, rompendo il protocollo ufficiale prestabilito. Con questo gesto, il leader di Pyongyang ha dimostrato di essere disposto a fare il primo passo verso la controparte sudcoreana a condizione di essere ricambiato, anche se ciò dovesse significare un’eccezione agli accordi prestabiliti e alle aspettative generali.

Il futuro della penisola
Cosa ci si può aspettare da questo summit? Probabilmente una cessazione delle ostilità con una relativa apertura commerciale e una liberalizzazione graduale dell’economia nordcoreana. Quest’ultimo passaggio è utile ad entrambe le parti, perché rappresenta una nuova opportunità per la crescita economica di Seul e, allo stesso tempo, una possibilità di sviluppo per Pyongyang, che consentirebbe alla Corea del Nord anche di emanciparsi dall’egemonia cinese. Quello che rimane da vedere è se le sanzioni commerciali delle Nazioni Unite contro Pyongyang attualmente ancora in vigore verranno presto sollevate.La questione centrale del summit rimane comunque la denuclearizzazione, obiettivo comune da raggiungere nella penisola, secondo la dichiarazione finale di Panmunjom. In aggiunta a ciò, il 29 aprile – due giorni dopo il summit – Kim Jong-un ha annunciato di voler chiudere entro maggio il sito per i test nucleari di Punggye-ri. Nonostante ciò, la denuclearizzazione totale rimane un obiettivo difficile da centrare.Prima di tutto perché non potrà mai essere una concessione unilaterale di Pyongyang, come auspicato dagli Stati Uniti; e anche perché, per i nordcoreani la denuclearizzazione della penisola significa anche la rimozione dell’ombrello nucleare degli Stati Uniti da tutta la regione del nordest asiatico.

Un’unione che non s’ha da fare
Quello che molto sicuramente non accadrà è la riunificazione delle due Coree, come ventilato in questi giorni da alcuni osservatori che proponevano un’analogia con la Germania. Per quanto suggestivo, il paragone non regge per vari motivi. Anzitutto, perché la Germania era supportata dall’Unione sovietica, che alla fine degli anni Ottanta era ormai sul punto di collassare, quindi non più in grado di sostenere la sua sfera di influenza geopolitica. La Corea del Nord, al contrario, è sostenuta dalla Cina che ormai si appresta a superare gli Stati Uniti come prima economia mondiale.In secondo luogo, al momento, l’unificazione delle due Coree non conviene a nessuno dei loro vicini. La Cina ha bisogno della Corea del Nord come stato cuscinetto per mantenere una separazione territoriale netta tra il suo confine e la Corea del Sud, che è sede di un ampio schieramento militare statunitense. Il Giappone, avversario storico della Cina e della Corea, ma in seguito alleato della Corea del Sud, non ha nessun interesse in vedere espandersi la concorrenza regionale in campo economico e manifatturiero come conseguenza della riunificazione coreana.Infine, chi ha guadagnato più di tutti da questo summit è stato di certo il leader nordcoreano, che è riuscito a proiettare una nuova immagine di sé e del suo Paese, sfatando il mito del leader autocratico, totalitario e irrazionale. Il solo fatto di avere violato un tabù storico, come quello di uscire dal proprio Paese per affrontare le negoziazioni su un tema così complicato come quello della pace tra le due Coree e della denuclearizzazione della penisola, ha fatto guadagnare a Kim Jong-un moltissimo in termini di credibilità, un capitale politico che in futuro potrà essere speso in proprio favore.

a cura di Vincenzo Catapano

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